Introduzione
— Lorenzo, dov’è finita la mia carta?
Martina Leone irruppe in cucina con tale impeto che la porta sbatté contro la parete. Da quasi dieci minuti stava rovistando nella borsa, tastando le tasche del cappotto, controllando perfino sotto il divano, pur sapendo benissimo che una carta bancaria non poteva svanire nel nulla.
Lorenzo Barone era seduto al tavolo e scorreva pigramente le notizie sul telefono. Davanti a lui c’era una tazza di caffè ormai freddo da un pezzo. Alla voce della moglie non ebbe neppure un sussulto.
Sollevò lo sguardo con lentezza e la fissò come se davanti a sé non avesse Martina, ma una sconosciuta qualunque.

Sulle sue labbra comparve un mezzo sorriso appena percettibile.
— Quale carta? — domandò con calma. — Quella che usi per comprarti cose inutili?
Martina sentì qualcosa stringerle lo stomaco.
In otto anni di matrimonio aveva imparato a sopportare molte cose: i suoi rimproveri, l’irritazione costante, quel malcontento che sembrava non abbandonarlo mai, i tentativi di controllare ogni suo movimento. Ma stavolta nella voce di Lorenzo c’era qualcosa di diverso.
Disprezzo.
Freddo, diretto, senza nemmeno il pudore di nascondersi.
— Non fare questi giochetti con me — disse lei a bassa voce. — La carta era nel portafoglio. Adesso non c’è più. Dove l’hai messa?
Lorenzo posò il telefono sul tavolo.
Poi si alzò lentamente.
Era sempre stato più alto di lei di quasi una testa e, durante le discussioni, aveva l’abitudine di avvicinarsi apposta, come se la sua statura dovesse ricordarle chi comandava.
— Ce l’ho io — dichiarò.
Martina batté le palpebre.
Per un istante pensò di aver capito male.
— Cosa?
— La carta è con me. E non ho intenzione di restituirtela.
Per qualche secondo, nell’appartamento calò un silenzio assoluto.
Fuori passò un’auto.
Da qualche parte, nell’alloggio dei vicini, un bambino iniziò a piangere.
Il mondo continuava a muoversi come sempre.
Solo Martina ebbe la sensazione improvvisa che il pavimento le fosse stato sfilato da sotto i piedi.
— Tu… hai preso la mia carta?
Lui annuì.
Come se stessero parlando di una sciocchezza.
Come se dal tavolo avesse preso un cucchiaio, o il telecomando della televisione.
— Finché non imparerai a comportarti da moglie normale, i soldi resteranno sotto il mio controllo.
Martina lo guardava e faticava a riconoscerlo.
Dov’era finito l’uomo che aveva sposato?
Dov’era la persona che un tempo, dopo il lavoro, le portava margherite e le diceva di ammirare la sua indipendenza?
In quale momento l’amore si era trasformato in una lotta per il potere?
Sviluppo
Martina lavorava come analista finanziaria in una grande azienda informatica.
Amava i numeri.
Amava l’ordine.
Amava quella sensazione di sicurezza che il suo lavoro le dava, come se almeno una parte della vita potesse restare prevedibile e sotto controllo.
Le sue giornate, di rado, terminavano prima delle nove di sera.
E non si limitavano certo alle incombenze più semplici.
