“Ho fatto cambiare le serrature mentre eri via” annunciò Paola Bellini, lasciando Alessia senza parole sul gradino del pianerottolo, chiusa fuori dal proprio appartamento

Questa esclusione insopportabile è profondamente ingiusta.
Storie

Alessia Grassi rimase immobile davanti alla porta del suo appartamento, con la chiave stretta tra le dita. La infilava nella serratura, ma quella si rifiutava ostinatamente di girare. Era appena rientrata da Cagliari, dove aveva trascorso una settimana per lavoro, e nella sua testa c’erano solo due desideri: una doccia bollente e il letto. Invece, la porta non si apriva.

Provò di nuovo. La chiave entrava senza difficoltà, ma il meccanismo non scattava. Era come se, dietro quel cilindro di metallo, qualcuno avesse sostituito tutto.

— Ma che succede? — mormorò, tirando fuori il telefono dalla borsa.

Chiamò suo marito. Nessuna risposta. Fece partire la chiamata una seconda volta, poi una terza: sempre lo stesso vuoto, solo squilli inutili. Alla fine scrisse un messaggio: “Sono davanti alla porta. La serratura non si apre. Sei in casa?”

La risposta arrivò dopo circa un minuto. Ma non era Marco De Santis.

“Buonasera, Alessia cara! Sono Paola Bellini. Marco adesso è occupato, è da me. Ho fatto cambiare le serrature mentre eri via. Le vecchie chiavi non funzionano più. Se vuoi ritirare le tue cose, chiamami prima, così concordiamo un orario.”

Alessia lesse quelle righe una volta. Poi una seconda. Poi ancora. Le lettere le ballavano davanti agli occhi, ma il significato restava terribilmente chiaro. Sua suocera aveva cambiato la serratura di casa sua. Di quella casa per cui Alessia pagava metà del mutuo. Di quell’appartamento dove c’erano il suo divano, la sua libreria, i suoi vestiti nell’armadio e perfino la spesa che aveva lasciato in frigorifero.

Si lasciò cadere sul gradino del pianerottolo, senza accorgersi del freddo del cemento sotto di sé. Un solo pensiero le martellava in testa: doveva trattarsi di un equivoco. Una follia momentanea. Marco l’avrebbe richiamata subito e avrebbe sistemato tutto.

Il telefono squillò cinque minuti più tardi.

— Ale, ciao — disse lui, con un tono stranamente formale, quasi stesse parlando con una collega e non con sua moglie. — Sei già tornata?

— Sono davanti alla nostra porta, Marco. Tua madre mi ha scritto che ha cambiato la serratura. Dimmi che è uno scherzo.

— No — rispose lui, dopo una breve pausa. — Ascolta, mentre non c’eri io e mamma abbiamo ragionato a lungo. Siamo arrivati alla conclusione che questa sia la soluzione migliore per tutti.

— “Questa” cosa significa? — Alessia sentì la voce incrinarsi, ma si impose di restare lucida. — E migliore in che senso?

— L’appartamento viene da mia nonna, Ale. È un bene di famiglia. Mamma pensa che debba restare ai De Santis. E tu… insomma, lo capisci anche da sola. Non abbiamo nemmeno intenzione di avere figli. Che senso ha continuare così?

— Che senso ha cosa? — chiese lei, anche se la risposta l’aveva già intuita e proprio per questo si rifiutava di accettarla.

— Il nostro matrimonio — sospirò Marco. E in quel sospiro c’era il sollievo vigliacco di chi si è appena tolto un peso dalle spalle. — Mamma me lo dice da anni che tu non sei la donna giusta per me. Troppo autonoma, troppo presa dal lavoro. Persino il ragù ti viene bene una volta sì e una no. Ho resistito tre anni, Alessia. Adesso basta.

Lei fissò lo schermo. La foto di Marco sorrideva ancora dallo sfondo del telefono. L’avevano scattata l’anno prima, durante un viaggio in Trentino, e allora lui le era sembrato sinceramente felice.

— Marco — disse infine, con una calma gelida, piatta come acqua ghiacciata. — Io in quella casa ho versato quindicimila euro. Ho ricevute, estratti conto, bonifici. Non puoi semplicemente buttarmi fuori come se fossi un’estranea.

— Mamma ha già pensato a tutto — rispose lui, e subito dopo Alessia udì in sottofondo la voce della suocera. Marco le passò il telefono.

Paola Bellini prese la parola.

Amore o Soldi