“Parla con tua moglie, si rifiuta di darmi i soldi!” esclamò la suocera dall’atrio, imbarazzando la nuora davanti a clienti e colleghi

Vergognosa pretesa distrugge ogni fragile equilibrio.
Storie

— Alessandro mio, me lo avevi promesso che mi avreste aiutata! Parla con tua moglie, si rifiuta di darmi i soldi! — La suocera aveva scelto il modo più crudele: mettere in imbarazzo la nuora davanti a tutti.

Giorgia Santoro stava riordinando alcuni documenti sulla scrivania quando la segretaria, Alice Sala, si affacciò alla porta con un’espressione allarmata.

— Dottoressa Santoro, fuori c’è… una signora che chiede di lei. Dice di essere una sua… — Alice esitò per un istante — parente. E insiste parecchio per parlarle subito.

Giorgia sollevò lo sguardo dalle carte. Nell’atrio della loro agenzia pubblicitaria passavano di continuo clienti, fornitori e collaboratori, ma i parenti non si presentavano mai lì. Un presentimento spiacevole le strinse lo stomaco.

— Com’è fatta?

— Avrà circa sessant’anni. Impermeabile beige, una borsa grande. Ha detto di essere venuta da lontano.

La suocera. Giorgia serrò le labbra. Renata Neri non era mai comparsa sul suo posto di lavoro. In cinque anni di matrimonio, tra loro si era creato un equilibrio fragile ma funzionante: sorrisi educati alle feste di famiglia, telefonate domenicali più per dovere che per piacere, qualche visita rara e misurata. Eppure, negli ultimi sei mesi, qualcosa si era incrinato.

Da quando Giorgia era stata promossa a direttrice creativa e il suo stipendio era quasi triplicato, Alessandro aveva iniziato ad andare più spesso dalla madre. All’inizio sembravano attenzioni innocenti: sistemarle un rubinetto che perdeva, portarle la spesa, accompagnarla da qualche parte. Poi erano arrivate le richieste di denaro. Prima somme piccole: medicine, bollette, qualche spesa imprevista. Giorgia non aveva fatto obiezioni; capiva bene che la pensione di Renata Neri non fosse alta.

Ma le pretese erano cresciute in fretta. Due settimane prima Alessandro le aveva chiesto circa trecento euro: secondo lui, sua madre doveva sostituire il frigorifero. Giorgia glieli aveva dati, anche se il dubbio le era rimasto addosso. Quel vecchio frigorifero funzionava benissimo; lo aveva visto con i propri occhi appena un mese prima. Poco dopo, infatti, era venuto fuori che quei soldi erano serviti a comprare una pelliccia nuova alla suocera.

— Mamma si vergognava a dire la verità — si era giustificato Alessandro. — Le pesa chiedere qualcosa per sé.

La settimana precedente, poi, Renata Neri aveva bisogno di altri duecento euro per una “riparazione urgente al tetto” della sua casa di campagna. Per la prima volta Giorgia aveva detto no. Alessandro se l’era presa, avevano litigato, e per tre giorni le aveva rivolto a malapena la parola. Alla fine aveva prelevato comunque la cifra dal proprio stipendio, nonostante avessero concordato di mettere da parte quei soldi per le vacanze.

E ora la madre di lui era lì. Nel suo ufficio. In mezzo a colleghi e clienti.

— Fatela entrare — disse Giorgia con un sospiro stanco.

Renata Neri entrò come una sovrana che si degna di visitare la modesta dimora di una popolana. Fece scorrere lo sguardo nella stanza: mobili moderni, grandi finestre panoramiche, fiori freschi sul davanzale. Poi strinse la bocca in una linea sottile.

— Ah, però. Ti sei sistemata bene — commentò, trascinando le parole al posto di un saluto. — Io pensavo fosse un ufficio qualunque. E invece guarda qui: stanza personale. Perfino la segretaria.

— Buongiorno, Renata Neri — Giorgia si alzò da dietro la scrivania, senza però andarle incontro. — È successo qualcosa? Alessandro sta bene?

— Alessandro mio non sta bene affatto — replicò la donna, lasciandosi cadere su una delle sedie per gli ospiti senza attendere di essere invitata. — E la colpa, se proprio vuoi saperlo, è tua.

Giorgia sentì l’irritazione salirle dentro, lenta e calda, ma mantenne il volto composto.

— Che cosa intende dire?

— Lo sai benissimo. Lui soffre. Sua madre gli chiede aiuto e sua moglie gli chiude il portafoglio in faccia. Quel povero ragazzo è preso tra due fuochi.

— Renata Neri, parliamone a casa, con calma…

— A casa no! — la interruppe la suocera, alzando subito la voce. — A casa tu gli fai il lavaggio del cervello per impedirgli di aiutare sua madre! Qui invece vediamo tutti che persona sei davvero.

Da dietro la porta arrivarono rumori ovattati, frammenti di voci interrotte: qualcuno si era fermato, attirato dalle urla. Attraverso la parete di vetro Giorgia intravide le sagome dei colleghi, immobili, intenti a fingere di lavorare.

— La prego, abbassi la voce — disse, aggirando la scrivania e accostando la porta. — Qui ci sono persone che stanno lavorando.

— Lavorando! — sbuffò Renata Neri con disprezzo. — Certo, guadagnano soldi! E al mio Alessandro cosa resta? Correre dietro a te, immagino!

— Questa è una questione privata tra me e Alessandro.

— Privata? Quando mio figlio sta male? — La suocera frugò nella borsa, tirò fuori un fazzoletto spiegazzato e se lo premette sugli occhi, anche se non c’era una sola lacrima. — Io sono sua madre, io lo sento quando soffre. Anche ieri è passato da me, e aveva una faccia… distrutta. E tutto per colpa tua!

A Giorgia tornò in mente la sera precedente. Alessandro era davvero andato da sua madre ed era rientrato tardi, cupo e taciturno. Alle sue domande aveva risposto con frasi brevi, poi si era chiuso quasi subito in camera da letto.

Amore o Soldi