“Che chiuda quella bocca da pesce e smetta di farsi notare!” sbotta la suocera, umiliando Giulia sotto gli occhi di Alessandro

Intollerabile invadenza familiare turba dolce quotidianità.
Storie

«Anzi, tienila proprio serrata, quella tua linguetta, prima che io e lui decidiamo di zittirti come si deve. E ficcatelo bene in testa, una volta per tutte: in questa famiglia l’anziana sono io. Sono io il punto di riferimento. Il capo. E le cose andranno come stabilisco io.»

Le conficcò un dito contro il petto, con un gesto secco, quasi volesse inchiodarla al pavimento.

«E questo tuo buco di casa… non montarti la testa: è solo il prezzo del biglietto per entrare nella nostra famiglia. Il pedaggio per il fatto che una come te sia stata accettata. Quindi non agitarti, non fare la furba. Impara a stare al tuo posto, gallinella!» urlò Cecilia.

Giulia Leone indietreggiò di colpo, come se quello sputo di parole l’avesse colpita in pieno viso. Vergogna, rabbia, umiliazione: tutto le si aggrovigliò in gola in un nodo duro, soffocante.

Fu allora che Alessandro Pellegrini apparve sulla soglia. Se ne stava appoggiato allo stipite, immobile, con un’espressione impossibile da decifrare.

Ma gli occhi no. Gli occhi erano scuri, immobili, piatti come quelli di un luccio fermo sotto la superficie dell’acqua, appena prima dello scatto.

Aveva sentito. Ogni singola parola.

«Mamma» disse lui, piano, quasi con dolcezza; e proprio per questo la stanza sembrò gelare. «Ti ha dato di volta il cervello? È una crisi stagionale o ti è caduto qualcosa dal sesto piano in testa? Ma ti rendi conto delle assurdità che stai vomitando?»

Cecilia sbuffò, scambiando quel tono per l’inizio di un’alleanza.

«Figlio mio! Spiegaglielo tu come funzionano le cose qui! Io le dico soltanto la verità in faccia! Tu sei il padrone! Io sono il capo! L’appartamento ormai è nostro, di famiglia! E questa…» agitò una mano verso Giulia, con disprezzo, «che chiuda quella bocca da pesce e smetta di mettersi in mostra!»

Alessandro si staccò lentamente dallo stipite. Non alzò la voce. La abbassò, invece, fino a farla diventare un sussurro ruvido e pericoloso.

«Basta, mamma. La commedia è finita. Hai superato ogni limite, anche quelli che una persona normale non penserebbe nemmeno di sfiorare. Tu hai un problema serio con la realtà. Adesso ti vesti in silenzio e te ne vai. Con le tue gambe o sulle mie spalle: scegli tu. E se aggiungi anche solo una parola, chiamo il 118 e faccio venire qualcuno con un calmante per gli agitati. Non sto scherzando.»

Sua madre rimase pietrificata.

«Alessandro?! Io sono tua madre! Il tuo sangue! E tu, per colpa di questa…»

«Sì, sei mia madre» la interruppe lui; e per la prima volta, nella sua voce vibrò l’acciaio.

Amore o Soldi