“Che chiuda quella bocca da pesce e smetta di farsi notare!” sbotta la suocera, umiliando Giulia sotto gli occhi di Alessandro

Intollerabile invadenza familiare turba dolce quotidianità.
Storie

«L’appartamento ormai è nostro, della famiglia! Tu sei l’uomo di casa… E quella lì…» La suocera agitò una mano verso Giulia Leone. «Che chiuda quella bocca da pesce e smetta di farsi notare!»

Il loro incontro era stato una scintilla nel buio della sera. Niente dichiarazioni solenni, niente “amore al primo sguardo”: solo un «mi scusi!» su un autobus pieno fino all’inverosimile, quando Alessandro Pellegrini le aveva pestato un piede e, invece di ricevere un insulto, si era trovato davanti il sorriso di Giulia, imbarazzato e luminoso.

Un anno dopo si sposarono senza sfarzo, proprio come piaceva a loro: poche persone care, niente cerimonie pompose. Giulia indossava un abito semplice, quasi una camicia elegante; Alessandro non aveva neppure la cravatta. Brindarono con lo spumante vicino all’acqua, mentre i gabbiani gridavano al posto della marcia nuziale. «Si parte», mormorò lui baciandola. E Giulia capì che non parlava dell’auto, ma di tutta la vita che li aspettava.

Andarono ad abitare nel suo bilocale accogliente, dove aleggiavano profumo di caffè, legno vecchio e aspettative felici. I primi due mesi furono densi e dolci come miele: imparavano i gesti dell’altro, lui preparava il caffè al mattino, lei cantava sotto la doccia stonando senza vergogna, e nessuno dei due sbuffava. «Volo regolare, capitano?» chiedeva Alessandro ogni giorno. «Stiamo per atterrare», rispondeva lei ridendo.

Poi arrivò il segnale di tempesta. E aveva il volto di Cecilia Bruno.

Non entrò in casa come una visita, ma come un’ispettrice convinta di avere pieni poteri. All’inizio furono soltanto osservazioni mascherate da premura: «Qui c’è corrente, Alessandro, tu ti raffreddi subito», oppure: «Giulia, il ragù deve avere sostanza, non essere questa specie di acqua colorata».

Dopo vennero gli spostamenti: «Ho solo sistemato meglio la cucina». Giulia rimetteva le padelle dov’erano prima, in silenzio, mentre dentro di lei montava un rancore sordo. Resisteva: educazione, buone maniere e quella frase di sua madre — «porta pazienza, è pur sempre sua madre».

Ma anche la pazienza ha un confine. E quel confine fu il comò.

Quel giorno Giulia Leone rientrò dal lavoro prima del solito.

Amore o Soldi