“In questa casa non c’è più posto per una donna che sa di candeggina e di morte degli altri” disse Vittoria con disprezzo, svuotando la valigia sul parquet e chiudendo la porta

Cacciata vergognosamente, il suo coraggio resta immenso.
Storie

— In questa casa non c’è più posto per una donna che sa di candeggina e di morte degli altri. Togliti la fede, Ilaria Catalano, e torna pure dai tuoi malati.

Vittoria Ruggiero era piantata al centro del salotto, con due dita strette sul naso in una smorfia di disgusto. Nell’altra mano reggeva la mia valigia: proprio quella con cui ero partita per il congresso a Monaco di Baviera. Un istante dopo la serratura scattò, il coperchio si aprì e tutto il contenuto finì sul parquet: abiti piegati con cura, manuali di anatomia, biancheria. Un mucchio sporco, umiliante.

Marco Sala, mio marito, se ne stava accanto alla finestra. Non si voltò nemmeno. Al suo fianco, quasi incollata a lui, c’era Giada Valentini: sottile, pallida, con occhi spaventati e capelli lunghi. Sembrava una bambola di porcellana, di quelle che hai paura di sfiorare per non mandarle in frantumi.

— Ilaria, cerca di capire — disse finalmente Marco, ma la sua voce graffiava come carta vetrata. — Giada aspetta un bambino. Ha bisogno di stabilità, di una casa adatta. Tu invece… tu vivi praticamente in sala operatoria. Non ti sei nemmeno accorta che tra noi era finita. Mia madre ha ragione: questo appartamento è il nido della nostra famiglia, e qui deve crescere il nostro erede.

— Il “nido della vostra famiglia”? — Mi sfilai lentamente la mascherina chirurgica che avevo ancora appesa al collo. — Marco, stai parlando sul serio? Questo appartamento lo abbiamo comprato quattro anni fa.

— Lo abbiamo? — Vittoria scoppiò in una risata secca, quasi un latrato. — Tu hai messo qualche spicciolo con quei tuoi turni! I soldi veri li ha tirati fuori Marco. Mio figlio è un agente immobiliare affermato, sa bene quanto valgono queste mura. Tu qui sei sempre stata solo un’ospite. Un incidente provvisorio.

Li osservavo e non vedevo più persone, ma attori mediocri in una pessima commedia. Il giorno prima avevo passato quattordici ore a strappare alla morte un bambino di cinque anni. Le mie mani ricordavano ancora il ritmo fragile del suo cuore. E adesso pretendevano che mi disperassi per quattro stracci buttati sul pavimento.

— E secondo voi dove dovrei andare a vivere? — domandai soltanto per capire quanto fossero capaci di sprofondare.

— Nell’alloggio del tuo ospedaletto! — tagliò corto mia suocera. — Quello è il posto giusto per te. E lascia le chiavi sul mobile dell’ingresso. Non provare a portarti via elettrodomestici o apparecchi. Qui è stato comprato tutto con il denaro di mio figlio.

Solo allora Marco si avvicinò. Nei suoi occhi non trovai vergogna, nemmeno un’ombra di rimorso. C’era soltanto fretta. Voleva che sparissi al più presto, così da cambiare scenografia e indossare il ruolo nuovo: padre esemplare, padrone di casa, uomo arrivato.

— Ilaria, evitiamo le scene. Le tue cose te le mando con un corriere. L’auto resta qui, è intestata a me. Domani l’avvocato ti farà avere i documenti.

Senza rispondere, mi chinai su quel mucchio di roba. Recuperai il telefono. Lo schermo era acceso: una chiamata persa di mio fratello.

— Va bene — dissi. — Me ne vado. Però ricordatevi una cosa: ogni muro ha orecchie. E ogni contratto ha sempre un rovescio.

— Adesso minacci pure? — Vittoria si mise le mani sui fianchi. — Ma chi ti credi di essere? Una ragazzina di periferia che noi abbiamo fatto diventare qualcuno! Fuori, avanti, prima che chiami la polizia e ti faccia portare via per vagabondaggio.

Non raccolsi nulla. A che scopo? In quel cumulo non c’era niente che valesse la mia dignità. Mi infilai il cappotto, presi la borsa con i documenti e uscii. Alle mie spalle arrivò l’ultima stilettata: «Chiudi bene la porta, entra corrente!»

Scesi in ascensore e raggiunsi il cortile. L’aria pungeva la pelle. Mi sedetti su una panchina e composi un numero.

— Paolo Lupi? — La mia voce non tremava. — Ti ricordi quell’appartamento al residence “Chiavi d’Oro”, quello che la tua fondazione aveva affittato a Marco con diritto di riscatto?

— Certo, Ilaria. Che succede? Ha deciso di chiudere l’affare?

Amore o Soldi