…costa almeno quattrocentomila euro. Non ho alcuna intenzione di buttare i soldi dalla finestra.»
Elisa Palmieri lo fissò con gli occhi lucidi, incapace di trattenere le lacrime.
«Ma Vittorio… sono al nono mese. Il viaggio è lungo, può succedere qualunque cosa…»
Lui rispose con una scrollata di spalle, stirando le labbra in un mezzo sorriso sprezzante. «Problemi tuoi. Anche lì c’è un’ostetrica. E soprattutto non voglio passare le giornate a sentire i tuoi lamenti.»
Quella notte Elisa comprese che l’uomo che aveva amato non esisteva più, come se fosse svanito all’improvviso. Due giorni dopo, con una vecchia valigia stretta in mano e il cuore ridotto in frantumi, salì sull’autobus che la riportava al suo villaggio natale, Hajdúhadház.
Alla fermata l’aspettava sua madre, Paola Fontana. Appena vide la figlia pallida e sfinita, la strinse a sé senza dire nulla, poi sussurrò: «Tesoro mio, resta qui. Ci penserò io a proteggerti.»
Nel frattempo Vittorio, neppure Elisa aveva lasciato la città, corse dall’amante, Serena Leone. Anche lei era incinta e giurava con entusiasmo di portare in grembo un maschio. Lui si sentiva invincibile. «Finalmente avrò un erede», si vantava. Non badò a spese: la fece ricoverare in una clinica d’élite a Hajdúszoboszló, in una stanza VIP, pagando quasi settecentomila euro. Il giorno del parto, Vittorio arrivò con un enorme mazzo di fiori, convinto che nulla potesse rovinare quel momento.
