Vittorio Benedetti aveva cacciato di casa la moglie incinta solo perché aspettava una bambina.
Alla sua amante, invece, aveva versato una cifra enorme affinché partorisse in una clinica privata il figlio maschio che desiderava con ostinazione.
Eppure, il giorno in cui quel bambino venne al mondo accadde qualcosa di imprevisto, destinato a stravolgere per sempre il corso della sua vita.
La mattina si era aperta con un caldo insolito a Debrecen, e una luce dorata scivolava lenta sui tetti delle case.
Elisa Palmieri si muoveva con cautela nel piccolo appartamento: il ventre, ormai enorme, poteva annunciare il travaglio da un momento all’altro. Ogni passo era una fatica, ma lei si fermò, si accarezzò la pancia e mormorò con voce tremante:
— «Resisti ancora un po’, amore mio… tra poco ci incontreremo.»
Vittorio, suo marito, non le rivolse nemmeno uno sguardo.

Da quando aveva scoperto della gravidanza, l’uomo che un tempo la colmava di attenzioni si era trasformato in qualcuno di freddo e nervoso. Lo infastidiva tutto: l’odore del cibo, la stanchezza di Elisa, persino il suo respiro. La trattava come se fosse diventata invisibile.
Quella sera, mentre Elisa piegava con cura i minuscoli vestiti della neonata, Vittorio pronunciò le parole che la spezzarono definitivamente:
— «Il mese prossimo tornerai da tua madre, in paese, per partorire. Qui ogni cosa costa una fortuna.»
