— O l’ex moglie con i suoi figli viene a vivere qui con noi, oppure quella che se ne va sei tu. Decidi — disse Luca Ferrara, piantato al centro della cucina, con una sfrontatezza assurda, come se non stesse parlando dentro casa mia.
Per qualche istante rimasi immobile a fissarlo. Mi sembrava impossibile aver sentito davvero quelle parole. Poi appoggiai la tazza sul tavolo con estrema calma e gli chiesi, gelida:
— Stai dicendo sul serio?
— Serissimo — rispose, alzando appena le spalle. — Marta De Santis è nei guai. Ha due bambini. Non hanno un posto dove andare. Non posso voltarle le spalle.
— E tu avresti pensato di parlarne con me? — La mia voce era bassa, ma dentro c’era il filo dell’acciaio.

— Credevo che avresti capito. Hai sempre detto di apprezzare la sincerità.
— La sincerità è discutere una decisione prima di prenderla. Non presentarla come un fatto compiuto — mi alzai lentamente. — E allora ascolta anche le mie condizioni.
— Quali condizioni? — domandò, aggrottando la fronte.
— O prepari le tue cose e te ne vai, oppure le metto io fuori dalla porta. Senza urla, senza scenate.
Rimase a bocca aperta.
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Capitolo 1: La mia fortezza
Ero seduta sul mio divano preferito, morbido, rivestito di tessuto grigio, con un libro aperto tra le mani. Cercavo di leggere, ma gli occhi scivolavano sulle righe senza afferrare una sola frase. I pensieri mi giravano in testa, dispersi e irrequieti come le foglie che il vento trascinava oltre la finestra, sotto una pioggia autunnale sottile.
Sofia Caruso, la mia gatta, si era raggomitolata sulle mie gambe e faceva le fusa con ostinazione, quasi volesse ricordarmi qualcosa: “Sei a casa. Questo è il tuo rifugio. Non permettere a nessuno di buttarlo giù.”
Nell’appartamento aleggiava il profumo del caffè appena fatto, mescolato alla cannella. Ogni angolo parlava di me: dei miei ricordi, delle mie scelte, del mio gusto. Eppure, da qualche tempo, in quelle stanze si era insinuato un ritmo estraneo. Ruvido. Imposto senza chiedere permesso. Il ritmo di Luca Ferrara.
Era entrato nella mia vita due anni prima. All’inizio mi era sembrato quasi un uomo da salvare: gentile, premuroso, un po’ smarrito. Lo avevo accolto, protetto, lasciato avvicinare. Poco alla volta si era trasferito da me senza che ce ne accorgessimo davvero: prima uno spazzolino e una camicia per il giorno dopo, poi qualche scatola, infine il computer e metà delle sue abitudini. Io pensavo che stessimo costruendo qualcosa insieme.
Adesso vedevo la verità: io avevo costruito, lui si era limitato ad abitarci.
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Capitolo 2: Il punto di rottura
Quella sera entrai in cucina e lo trovai seduto al tavolo, assorbito dallo schermo del portatile.
— Dobbiamo parlare — dissi.
Non sollevò nemmeno lo sguardo.
— Ancora? Mi pare che abbiamo già chiarito tutto.
— No, Luca. Tu hai parlato. Io sono rimasta zitta. Ora tocca a me.
Sospirò con fastidio, tolse le mani dalla tastiera e finalmente mi guardò.
— Vivi nel mio appartamento. Le bollette le pago io. La spesa la pago io. Le cose di tutti i giorni, pure. Questo è ciò che metto io in questa casa. E tu? Tu cosa dai? Una presenza di facciata e il tuo continuo correre in aiuto dell’ex moglie?
— Non sono un parassita — mi interruppe. — Ti aiuto. Sei tu che fai finta di non vederlo.
— Lavare i piatti una volta alla settimana non è “aiutare”. Aiutare significa rispetto, partecipazione, lealtà. Invece da parte tua ci sono messaggi nascosti con Marta De Santis, battutine velenose e rimproveri continui. Sono stanca di fare da carburante al tuo melodramma.
Scattò in piedi, spingendo indietro la sedia con un rumore secco.
— Quindi mi stai cacciando?
— No. Sto smettendo di sacrificarmi per qualcuno che non mi rispetta. Decidi pure cosa vuoi fare della tua vita, ma non più a mie spese.
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Capitolo 3: Le conseguenze
La mattina seguente uscì per andare al lavoro e quella notte non rientrò.
Non piansi. Preparai soltanto un caffè più forte del solito, spalancai le finestre e cominciai a pulire casa da cima a fondo. Partii dal suo cassetto in bagno, poi svuotai il ripiano che occupava nell’armadio, ripiegando ogni cosa con una calma che non credevo di avere. Dopo quello, passai agli altri angoli della casa.
