“Sto per sposare il tuo ex marito” annunciò con aria trionfante l’amante, lasciando Ilaria sbalordita sul pianerottolo

Patetica pretesa, oltraggio indegno alla mia dignità.
Storie

Roberta Barbieri rimase sulla soglia solo il tempo necessario a ricomporsi. La porta si aprì quasi subito.

— Che bello vederti — disse Ilaria Rinaldi con un sorriso un po’ teso, cercando di mascherare l’agitazione.

— Ciao, cara — rispose la suocera con tono misurato, sfiorandole la guancia con un gesto leggero. — Dov’è la nostra principessa?

— In camera sua. Sta… sistemando — mormorò Ilaria, abbassando gli occhi.

— “Sistemando”? — ripeté Roberta, togliendosi le scarpe e avanzando nel soggiorno.

Si fermò di colpo. L’ambiente, un tempo ordinato e accogliente, era irriconoscibile: scatoloni mezzi pieni sparsi ovunque, libri ammucchiati, vestitini piegati alla rinfusa, giocattoli infilati alla meglio tra un cartone e l’altro. Il disordine non era casuale: era il disordine di chi si prepara ad andarsene.

— Mancano due settimane — disse Ilaria con voce spenta, prendendo un libro dallo scaffale e infilandolo automaticamente in una scatola.

Roberta le si avvicinò senza fretta, le tolse il volume dalle mani e lo rimise al suo posto con decisione.

— Facciamo così: fermiamoci qualche giorno. Mettiamo questi scatoloni in un angolo e sospendiamo tutto. Non ho ancora parlato con mio figlio. E sai bene quanto possano essere… imprevedibili i suoi “viaggi di lavoro”.

Ilaria deglutì, lanciando uno sguardo incerto tra la montagna di scatole e il volto fermo della suocera.

— Io… non so…

— Dammi tempo fino alla fine della settimana — disse Roberta con dolcezza, ma con un’autorità che non ammetteva repliche.

Un sospiro di sollievo sfuggì a Ilaria.

— Va bene.

In quell’istante dalla camera sbucò Greta Serra, correndo a piedi nudi.

— Nonna!

Roberta si chinò e la sollevò tra le braccia.

— Ma guarda che meraviglia! La mia stellina, il mio raggio di sole, il mio piccolo capolavoro! — la riempì di baci, stringendola forte.

La bambina le si accoccolò contro, borbottando felice.

— Andiamo al parco? Così mi mostri quanto sei diventata brava a disegnare le foglie d’autunno — propose la nonna.

Ilaria esitò ancora un istante, poi annuì e si avviò a prendere il cappottino della figlia. Nei suoi movimenti c’era ancora incertezza, ma per la prima volta da giorni affiorava un barlume di speranza.

Qualche giorno più tardi, in un elegante ristorante del centro, la luce dorata del pomeriggio filtrava dalle grandi vetrate, accarezzando i tavoli apparecchiati con cura. Roberta Barbieri entrò con passo sicuro. Individuò subito Claudio Valentini seduto accanto alla finestra. Di fronte a lui, una giovane donna dai capelli impeccabilmente lisci.

Si accomodò senza chiedere permesso.

— Claudio. Mi aspettavo un incontro riservato — disse con voce calma. — Vuoi spiegarmi la presenza di… questa persona?

— Mamma, lei è Alessia Puglisi. La mia futura moglie — replicò lui, irrigidendosi appena.

— Che scena commovente — commentò Roberta, fredda. — Il mio invito era rivolto a te, non a una presentazione ufficiale.

Alessia avvertì immediatamente l’ostilità.

— Se preferite, posso lasciarvi soli — propose sottovoce.

— No — intervenne Claudio bruscamente, posando la mano sulla spalla della ragazza con un gesto più possessivo che rassicurante. — Non ho segreti con Alessia. Saprà tutto comunque.

— Benissimo. Allora resterà — rispose Roberta, scrutando la giovane come si valuta un oggetto di scarsa qualità. — Sarà istruttivo.

Le ciglia di Alessia tremarono. Il suo colorito impallidì.

Roberta si sistemò la collana di perle con gesto studiato.

— Parliamo dell’appartamento. Della tua brillante iniziativa di sfrattare Ilaria.

— È una decisione presa. Non c’è nulla da discutere — ribatté Claudio, cercando un’aria disinvolta che non riusciva a sostenere.

— Una decisione è tale solo quando tutti gli interessati concordano. Io non concordo.

— Mi serve quell’appartamento. Sposerò Alessia e andremo a vivere lì — alzò la voce.

— No, non lo farete — replicò lei, poi si rivolse con un sorriso tagliente ad Alessia. — Tesoro, forse sarebbe meglio distrarti: controlla il trucco, ordina un dessert. Potresti sentire qualcosa che guasterebbe l’entusiasmo.

— Siediti — ordinò Claudio alla ragazza, stringendole la spalla.

— Volevo solo risparmiarle uno shock — rispose Roberta con finta innocenza.

Poi tornò al figlio.

— Ilaria non si muoverà.

— Gliel’ho già detto. Sta preparando le valigie — insistette lui.

— Ti ricordo, giovanotto, che l’appartamento in cui vive con mia nipote è intestato a me. Esattamente come quello in cui abito io.

— È solo una formalità! L’ho messo a tuo nome per comodità fiscale — sbottò Claudio.

— Per evasione fiscale, vuoi dire. Ed è proprio questo il nodo — lo interruppe lei. — Anche quell’immobile lo hai acquistato tu, l’hai intestato a me e poi lo hai “ripreso” quando ti è servito. Peccato che tu abbia dimenticato di versare l’imposta sulla donazione. Una dimenticanza molto conveniente.

— Non immischiarti nei miei affari — ringhiò lui.

— I tuoi affari? — Roberta inclinò appena il capo. — Sono l’unica socia fondatrice delle tue due società. Sulla carta, certo. Quella carta che consideri irrilevante solo quando ti è scomoda.

Claudio la fissò, confuso.

— È sempre stata una finzione…

— Ho esaminato ogni documento. Con attenzione. Ho confrontato i redditi dichiarati con i flussi reali. La differenza è di almeno venti volte. Venti, Claudio. Non è un errore contabile: è un sistema.

Il volto dell’uomo perse colore.

— Hai controllato davvero?

— Come fondatrice ho accesso completo alla contabilità. So dove finiscono i soldi. E non è l’entità a scandalizzarmi — scosse il capo — ma la disinvoltura con cui falsifichi la mia firma sui bonifici. Tra l’altro, in modo grossolano.

— È assurdo…

Roberta batté la mano sul tavolo. Le tazze tintinnarono.

— Basta. Un’altra parola sulla “finzione” e da oggi sei fuori. Non simbolicamente. Fuori davvero.

— Cosa?! — il volto di Claudio si arrossò, le vene sul collo tese.

Alessia trattenne il fiato.

— Le mie aziende ti mantengono. Conosco le tue entrate reali e conosco la cifra ridicola che versi per il mantenimento di tua figlia. Dunque la proposta è semplice — scandì lei lentamente. — Trasferisci immediatamente l’appartamento a nome di Ilaria con un atto definitivo. E dal mese prossimo quadruplica l’assegno di mantenimento, adeguandolo ai tuoi veri guadagni. Altrimenti…

— Altrimenti cosa? — sibilò Claudio tra i denti.

Roberta lo fissò senza battere ciglio.

— La prima possibilità è molto semplice.

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Amore o Soldi