“Sto per sposare il tuo ex marito” annunciò con aria trionfante l’amante, lasciando Ilaria sbalordita sul pianerottolo

Patetica pretesa, oltraggio indegno alla mia dignità.
Storie

— Calmarmi? — aveva ripetuto Ilaria poco prima, con la voce incrinata.

Ora tratteneva a fatica l’indignazione. — Sei stato premuroso, davvero. Mandare avanti la tua… segretaria del cuore come un cane da caccia, invece di affrontarmi tu stesso. Una delicatezza commovente.

Claudio ignorò la frecciata. Il suo tono rimase piatto, quasi annoiato. — Sapevi benissimo che quell’appartamento non è tuo. Me lo ha intestato mia madre prima che ci sposassimo. Non puoi dire di averlo dimenticato.

— Dimenticato? — ribatté lei con amarezza. — Tua madre ce lo ha dato quando abbiamo celebrato il matrimonio. A entrambi. Poi sei sparito, lasciando me e tua figlia qui dentro. E mi avevi promesso che non ci avresti toccate fino alla fine della scuola di Greta. O anche le tue promesse hanno una data di scadenza?

Lui sbuffò piano. — Non attaccarti a giuramenti fatti in un’altra epoca. Le cose cambiano.

— Non sviare il discorso. Hai dato la tua parola — insistette Ilaria, sentendo il cuore batterle nelle tempie.

Dall’altro capo della linea arrivò una risposta fredda, priva di qualsiasi emozione: — Sì, l’ho fatto. Ma adesso ho bisogno della casa.

Quelle parole le scivolarono addosso come ghiaccio. — Sei senza principi… — le sfuggì, salvo poi mordere le labbra. — È disgustoso.

— Preferisci litigare o parlare concretamente? — domandò Claudio con una calma irritante.

— Dì ad Alessia di non… — cominciò Ilaria, ma lui la interruppe bruscamente.

— Lascia stare Alessia. L’appartamento serve a me. È stato un errore che sia andata lei per prima.

— Ah, quindi ti mancava il coraggio e hai mandato avanti lei? — replicò Ilaria con sarcasmo tagliente.

— Basta chiacchiere. Hai due settimane per liberare l’immobile — decretò lui, come se stesse comunicando una scadenza d’ufficio.

— Due settimane? E dove dovrei andare? — esplose lei. — Lo sai che non ho un altro posto!

— Prendi qualcosa in affitto. Ti verso regolarmente il mantenimento, non è una cifra irrisoria. Dovrebbe bastare anche per un canone — ribatté Claudio con tono risoluto.

— Non si fa così, Claudio. Me lo avevi garantito… — nella sua voce affiorò una sfumatura di supplica che detestò immediatamente.

— Basta. Non possiedo altre case, almeno non di questo livello. Quindici giorni sono più che sufficienti per organizzarti. È chiaro?

— No, non è affatto chiaro. Qui vive tua figlia. Tua figlia, capisci? Quella che non passi mai a trovare, quella che non hai nemmeno chiamato per il compleanno. Ti ricordi almeno quanti anni ha?

Seguì un silenzio pesante. Poi un sospiro breve, impaziente. — Due settimane — ripeté Claudio, e la comunicazione si interruppe.

Ilaria rimase con il telefono in mano, immobile. Si lasciò cadere sulla sedia della cucina. Fuori le ombre della sera si allungavano, ma dentro di lei era già notte.

Dormì poco, quasi nulla. Continuava a rimuginare. L’appartamento, giuridicamente, non le apparteneva. Claudio aveva il diritto di reclamarlo. Il mantenimento arrivava puntuale, è vero, ma tra affitto e spese avrebbe inghiottito quasi tutto. Non vedeva una via d’uscita.

All’alba una luce grigia filtrò tra le tende socchiuse, riempiendo la stanza di riflessi opachi. Ilaria si mosse come un automa: preparò la colazione a Greta, le sistemò i capelli, cercò di sorridere. Il viso pallido e le occhiaie profonde tradivano la notte insonne.

Avevano appena finito di prepararsi per uscire quando il campanello suonò.

Sulla soglia c’era Roberta Barbieri, la madre di Claudio. Nonostante il divorzio, la nonna continuava a presentarsi quasi ogni giorno. Adorava passare il tempo con Greta: portarla al parco, aiutarla con i compiti, insegnarle a disegnare e leggere.

Roberta squadrò Ilaria con attenzione, soffermandosi sulle ombre sotto i suoi occhi. — Cos’è successo? — chiese senza preamboli.

Ilaria inspirò profondamente. — Claudio ci manda via. Vuole l’appartamento.

Un lampo attraversò lo sguardo dell’anziana, ma il tono rimase controllato. Prese Greta tra le braccia, le diede un bacio sulla guancia e si accomodò in salotto. — Raccontami tutto, dall’inizio.

Ilaria riferì ogni dettaglio: la visita di Alessia Puglisi, la richiesta perentoria, la telefonata, l’ultimatum.

— Due settimane soltanto. Dove vado con una bambina? — allargò le braccia, indicando i mobili, le pareti, i libri. — Devo buttare via tutta la nostra vita?

Roberta rimase in silenzio per qualche istante, poi si alzò e si avvicinò alla finestra. Osservò i bambini che giocavano nel parco. Quando tornò a parlare, la voce era più bassa. — Dal punto di vista legale, la casa è sua. Può disporne come crede.

— E Greta? — insistette Ilaria.

La donna esitò. — Non lo so — ammise infine, accarezzando la testa della nipote. — Non lo so davvero.

— Eppure aveva promesso — sussurrò Ilaria.

Roberta abbozzò un sorriso amaro. — Le promesse, a volte, valgono meno di un modulo delle tasse compilato male. — Si sedette accanto a Greta, osservò il disegno che stava colorando e ne sistemò delicatamente un tratto. — Non agitarti più del necessario. Se Claudio ha deciso qualcosa, difficilmente cambia idea. Negli ultimi anni non mi ha reso partecipe dei suoi brillanti piani finanziari né delle sue nuove relazioni. Però… — accarezzò ancora la nipote — parlerò con lui.

Nella voce di Ilaria si insinuò una cauta speranza. — Davvero?

— Sì. Ci parlerò — confermò Roberta, alzandosi.

— Vai già via? — domandò Ilaria, delusa.

— Devo prepararmi prima di affrontare tuo marito — rispose con una punta d’ironia, infilando il cappotto. — Con uno come lui, senza argomenti solidi non si ottiene nulla.

La porta si chiuse alle sue spalle. Ilaria rimase nel corridoio, sospesa tra fiducia e timore, in quella casa che forse presto non sarebbe più stata la sua.

Roberta uscì in strada. Il vento di marzo le scompigliò i capelli e la fece rabbrividire. Per un attimo si fermò a guardare le foglie secche trascinate sull’asfalto. Quel fruscio le riportò alla mente il giorno in cui suo marito, Roberto Palmieri, era morto. Claudio aveva appena due anni. Ricordò lo smarrimento, la paura di non farcela. La stessa sensazione che ora leggeva negli occhi di Ilaria.

Salì in macchina. L’abitacolo profumava di lavanda, la sua fragranza preferita. Restò qualche secondo immobile, le mani sul volante.

Anche sua madre, ai tempi, le aveva voltato le spalle. L’unica a tenderle una mano era stata Francesca Ferrara, sua suocera. Le aveva offerto un tetto nella grande casa di famiglia. Dopo la morte dell’anziana, quell’immobile era passato a lei.

Allacciò la cintura e avviò il motore. — Non è giusto, Claudio — mormorò a mezza voce, come se il figlio fosse seduto accanto a lei. — Non è da uomo nascondersi dietro una donna. È vigliaccheria.

Partì lentamente, le strade quasi deserte. Guidava piano, elaborando mentalmente ogni possibile argomento per la conversazione che l’attendeva.

Trascorsero alcuni giorni. Alla fine Roberta Barbieri decise di fare visita alla nipote Greta. Si fermò davanti alla porta dell’appartamento, inspirò a fondo e suonò il campanello, pronta ad affrontare ciò che avrebbe trovato oltre quella soglia.

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Amore o Soldi