— Sto per sposare il tuo ex marito. Quindi, cara mia, è arrivato il momento che tu liberi questo appartamento — annunciò con aria trionfante l’amante.
Ilaria Rinaldi aveva appena fatto addormentare la piccola Greta Serra. Si stava preparando a infilarsi sotto le coperte anche lei, pronta a godersi finalmente un po’ di silenzio nel suo accogliente appartamento.
Proprio allora il campanello trillò, con quel suono fin troppo allegro per quell’ora tarda.
— Perfetto, ci mancava solo questo — mormorò con sarcasmo, dirigendosi verso la porta.
Sul pianerottolo c’era una ragazza minuta, capelli biondi tagliati corti e grandi occhi scuri. La fissava con insistenza, come se la stesse studiando per risolvere un enigma.

— Posso aiutarla? — domandò Ilaria, aggrottando leggermente la fronte.
— Oh! Mi scusi… — la giovane sembrò risvegliarsi da un pensiero. — Mi chiamo Alessia Puglisi.
— Bene — rispose Ilaria, incrociando le braccia sul petto. — E il motivo della visita?
— Sì, certo… ecco… sono Alessia Puglisi — ripeté, come se il nome bastasse a spiegare tutto.
— L’ho capito — tagliò corto Ilaria, con una punta d’impazienza nella voce. — Arriviamo al punto?
— Lei è Ilaria Rinaldi, vero? — chiese l’altra, esitante.
— Esatto. Allora?
— Vede… io sono la promessa sposa di Claudio Valentini!
Le sopracciglia di Ilaria si sollevarono di scatto. Per un attimo rimase in silenzio, sorpresa.
“Fantastico,” pensò con amara ironia. “Claudio ha già trovato un nuovo esemplare per la sua collezione.” La osservò con occhio critico. “E comunque, cosa dovrebbe importarmene?”
— Vorrei parlarle di mio marito… cioè, del mio futuro marito — proseguì Alessia, sorridendo nervosamente.
— Non credo che i miei ricordi possano esserle utili. Io e Claudio non stiamo più insieme — replicò Ilaria freddamente.
— Lo so, me l’ha detto lui. Non sono venuta per litigare!
Ilaria trattenne una risatina. “E per quale motivo dovrei litigare? Non sono più sua moglie. E tu, per me, non significhi nulla.”
— Mi piacerebbe sapere com’è davvero il mio Claudio — aggiunse Alessia, trattenendo quasi il fiato.
“Il mio?” le risuonò dentro. “Una volta dicevo anch’io così…”
— Va bene, entri — sospirò infine.
La fece accomodare nell’ingresso. In fondo, era anche curiosa di capire fino a che punto fosse arrivata la nuova vita del suo ex marito. Negli ultimi tempi lui non si faceva vivo, si limitava a versare con puntualità il mantenimento.
In cucina mise a bollire l’acqua e preparò una teiera di vetro con un delicato infuso ai petali di rosa. Sistemò due tazze su un vassoio, qualche biscotto e tornò in soggiorno.
Alessia, intanto, si muoveva lungo le pareti osservando ogni cosa: sfiorava i dorsi dei libri sugli scaffali, studiava i quadri, scrutava i dettagli con curiosità quasi infantile.
— È bellissimo qui! Così luminoso… quei soffitti alti, le finestre enormi, il parco proprio davanti… Ho sempre sognato una casa così — sospirò entusiasta.
— Allora, cosa vuole sapere esattamente? — chiese Ilaria, appoggiando il vassoio sul tavolino.
— Tutto, direi — rispose l’altra distrattamente, avvicinandosi a una porta. — E lì dentro cosa c’è?
— Non apra! — intervenne Ilaria con tono secco. — Mia figlia sta dormendo.
— Ah, giusto. Claudio mi ha detto che avete una bambina. Greta, vero?
— Greta — confermò Ilaria, asciutta.
— Sì, Greta! — esclamò Alessia, dirigendosi verso un’altra porta. Senza chiedere il permesso abbassò la maniglia ed entrò.
— Ma che fa?! — sbottò Ilaria, seguendola.
— Voglio vedere tutte le stanze — replicò con leggerezza.
— Esca subito e chiuda quella porta!
— Perché dovrei? — ribatté Alessia, indignata. — Questa è casa mia.
— Come, scusi?!
— Esatto. Sto per sposare Claudio e lui mi lascerà questo appartamento. Dunque… — si voltò, squadrando Ilaria con freddezza — direi che è ora che tu faccia le valigie.
— Ti rendi conto di quello che stai dicendo? — sibilò Ilaria tra i denti, lottando per non perdere il controllo.
— Non mi interessa cosa pensi. Sono venuta a controllare il regalo del mio futuro marito. Non vorrei ritrovarmi in qualche quartiere malfamato. Questo posto, per fortuna, è all’altezza… — iniziò.
— Basta. La sceneggiata è finita. Fuori di qui, immediatamente! — la voce di Ilaria vibrò come una corda tesa.
— Non darmi ordini! — ribatté l’altra, cercando di aprire un’altra porta.
Ilaria scattò, afferrandole il polso. Alessia perse l’equilibrio e barcollò. Con gesto deciso, Ilaria richiuse la porta.
— Sparisci — disse a bassa voce, ma con un gelo che tagliava l’aria.
— Che caratterino! Ascolta bene, cara: ti concedo due settimane. Dopo di che mi trasferirò qui. È chiaro?
Un’arroganza così sfacciata la lasciò senza parole. Da tempo non incontrava qualcuno tanto presuntuoso.
— Vattene — ripeté, con calma glaciale.
— Me ne sto andando. Non ho finito il sopralluogo, ma pazienza. So dove abiti. A presto!
Infilò le scarpe in fretta e uscì sul pianerottolo.
— Due settimane! — gridò ancora, scendendo le scale.
Ilaria chiuse la porta con forza e vi si appoggiò contro. Le ginocchia le tremavano.
“Che diavolo è successo?” pensò. “Claudio non può averle detto una cosa simile. Mi aveva promesso… O è soltanto una fanatica fuori di testa?”
Guardò l’orologio: era tardi, ma dormire era impossibile. Prima, però, andò a controllare Greta. La bambina riposava serena, abbracciata al suo orsacchiotto. Nessuno avrebbe distrutto la loro tranquillità, tantomeno una sconosciuta convinta di essere la nuova padrona di casa.
Dalle finestre dei palazzi filtravano luci gialle, e i lampioni disegnavano ombre lunghe sull’asfalto.
Ilaria camminava avanti e indietro nel soggiorno, sistemando nervosamente una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Le parole di Alessia — la nuova compagna del suo ex marito — le rimbombavano in testa.
Quell’appartamento era il loro rifugio: il divano morbido coperto di cuscini, le librerie piene dei suoi romanzi preferiti, le fotografie alle pareti. Tutto parlava di stabilità. Eppure, improvvisamente, quella sicurezza le sembrava fragile.
Ricordava bene l’accordo con Claudio: lei e Greta sarebbero rimaste lì finché la bambina non avesse terminato la scuola. L’irruzione di quella “fidanzata” era stata come uno schiaffo.
Non resistette oltre. Prese il telefono e compose il numero di Claudio Valentini. Dopo alcuni squilli, una voce nota rispose bruscamente:
— Che c’è?
— Si può sapere cosa significa tutto questo? — esplose Ilaria, cercando di non alzare troppo il tono per non svegliare Greta. — Una tua… nuova conquista è venuta qui ordinandomi di sgomberare. È uno scherzo di pessimo gusto o hai deciso di superare te stesso?
— Va bene, ho capito — replicò lui. — Prima di tutto, calmati.
Ilaria si rifugiò in cucina. Quello spazio piccolo, con i mobili un po’ datati ma sempre curati, era il suo angolo sicuro. Ora però si sentiva soffocare.
— Calmarmi? — ripeté con voce tesa, pronta a sentire finalmente cosa Claudio avrebbe avuto il coraggio di dirle.
