STORIUM · LEGGI IN ITALIANO:
La notte delle nozze mio suocero chiuse la porta a chiave, tirò fuori ottocentomila euro e mi disse: «Prendi questi soldi, cambiati e scappa dall’uscita sul retro. Subito».
«Raffaele Lombardi, che sta succedendo?»
«Non c’è tempo per spiegare. Corri, ragazza, corri».
«Sono già qui».
«Chi?»
Non capivo, ma obbedii. E quella scelta mi salvò la vita.

Gli ultimi invitati se ne andarono verso mezzanotte. Quando finalmente rimasi sola nella camera al secondo piano, mi lasciai cadere sul bordo del letto, con i piedi che pulsavano dopo otto ore sui tacchi. Gabriele Vitali era sceso ad accompagnare alcuni parenti e tardava a risalire. Dal piano di sotto arrivavano voci soffocate, qualche risata, il rumore secco della porta d’ingresso che si chiudeva.
L’abito nuziale, ricamato di perline, riposava sulla poltrona come una nuvola bianca. Io, già avvolta in un leggero peignoir di seta, osservavo la mia immagine riflessa nello specchio antico della toeletta, l’argento ormai ossidato dal tempo. Cercavo di convincermi che tutto quello fosse reale. La villa alle porte di Bologna. Il banchetto sontuoso per cento persone. La fede d’oro che brillava all’anulare.
Quando la serratura scattò, mi voltai sorridendo, certa di vedere mio marito. Invece, sulla soglia, comparve mio suocero. Raffaele Lombardi, sessantadue anni, corporatura robusta, tempie grigie e mani grandi, segnate da una vita di lavoro duro.
Entrò senza dire una parola, chiuse la porta alle sue spalle e girò la chiave. Istintivamente afferrai la vestaglia appoggiata alla sedia e me la strinsi al petto.
«Raffaele Lombardi, cosa succede?»
Non rispose subito. Si avvicinò alla scrivania accanto alla finestra, con un’espressione che non gli avevo mai visto prima, e tese la mano verso il primo cassetto.
