«Senza di te sarà meglio, rovineresti tutto con i tuoi principi» — legge Chiara in aula porgendo al giudice la mail che inchioda il fratello

Inaccettabile inganno familiare che scuote ogni certezza.
Storie

— È successo qualcosa? — riuscì a chiedere Chiara, con la gola improvvisamente secca.

Dall’altra parte della linea, Nicola Zanetti sospirò appena. — Durante la revisione degli atti relativi al procedimento in corso sono emersi elementi piuttosto singolari. Sembra che suo fratello non sia nuovo a iniziative di questo genere per ottenere denaro.

Chiara rimase in silenzio per un istante. — In che senso?

— Preferirei parlarne di persona. Può presentarsi domani alle dieci? Le invio l’indirizzo via messaggio. È importante.

La mattina seguente Chiara si trovava seduta nello studio dell’investigatore, le mani appoggiate su una cartellina spessa colma di documenti. Sfogliando le pagine, sentiva crescere dentro di sé un misto di incredulità e rabbia.

— Negli ultimi due anni risultano tre cause civili — spiegò Zanetti, indicando i fascicoli. — Un ex compagno accusato di non aver restituito un presunto prestito: causa persa. Un vicino di casa della villa, denunciato per un danno alla recinzione: anche quella archiviata. E poi un ex collega, accusato di avergli sottratto un’idea imprenditoriale: respinta in udienza preliminare.

Chiara scosse la testa. — Non ne sapevo nulla.

— A quanto pare, suo fratello ha trasformato le aule di tribunale in un’abitudine. Ma c’è dell’altro. Abbiamo esaminato la sua posizione economica. Ufficialmente risulta consulente presso una società intestata a sua madre, con uno stipendio mensile di circa mille euro.

— Mia madre ha un’azienda? — domandò sorpresa.

— “Vittoria S.r.l.”, costituita due anni fa. Oggetto sociale: servizi di consulenza. In realtà non risulta alcun contratto effettivo, eppure sul conto compaiono versamenti periodici da parte di privati.

— Che tipo di privati?

Zanetti fece scorrere verso di lei un elenco. I nomi le erano fin troppo familiari: amiche anziane di sua madre, parenti lontani, conoscenti del quartiere.

— Le cifre non sono altissime — proseguì l’investigatore — oscillano tra i cinquecento e i duemila euro. Tuttavia sono costanti. Nella causale si parla di “consulenze” oppure di “restituzione di prestito”.

Chiara sentì un brivido. — Stanno raggirando dei pensionati?

— La dinamica sembra questa: sua madre, forte del rapporto di fiducia, chiede un aiuto economico per spese urgenti — cure mediche, lavori in casa, emergenze varie. Il denaro confluisce sul conto della società. Formalmente è un pagamento per servizi, con regolare tassazione. Ma quei servizi non vengono mai erogati e i prestiti non vengono restituiti.

— Ma mamma… lei non può essere consapevole…

— È una donna anziana. Probabilmente si è fidata di ciò che le veniva raccontato. Tuttavia l’amministratore risulta essere suo fratello. E lui sa perfettamente cosa sta facendo.

Chiara inspirò profondamente. — Cosa accadrà adesso?

— L’indagine prosegue. Avremo bisogno della sua testimonianza. E si prepari: la questione è seria. Tra le persone coinvolte c’è anche Fiammetta Lupi. La conosce?

— Certo. È l’amica d’infanzia di mamma. Si frequentano da più di mezzo secolo.

— Nell’ultimo anno ha trasferito trecentomila euro alla società. Erano tutti i suoi risparmi. Ha venduto la casa al mare per aiutare sua madre a sostenere le spese di un presunto intervento chirurgico.

Chiara si coprì il volto con le mani. Fiammetta era sempre stata generosa, vedova di un militare, una vita intera trascorsa a insegnare, attenta a ogni centesimo.

— Le restituirò io quei soldi — disse con fermezza.

— È un gesto lodevole, ma prima dobbiamo chiudere l’inchiesta.

La notizia si diffuse con una rapidità impressionante tra parenti e conoscenti. Il telefono di Chiara non smetteva di vibrare. Solo in serata trovò il coraggio di ascoltare i messaggi.

“Chiara, sono Marta. Come hai potuto fare questo a tua madre? Ripensaci.”

“Qui Giorgia… mi hanno chiamata anche a me. È vero che è una cosa grave?”

Poi la voce spezzata di sua madre: “Stai distruggendo la nostra famiglia. Non ti riconosco più.”

L’ultimo messaggio era di Riccardo Ferretti: “Te ne pentirai. Pagherai per tutto, te lo giuro.”

Chiara cancellò ogni registrazione e bloccò i numeri. Nell’appartamento regnava un silenzio irreale, interrotto solo dal traffico serale che filtrava dalle finestre. Si preparò una tisana alla camomilla e, seduta in poltrona con il tablet sulle ginocchia, iniziò a cercare un avvocato competente per sua madre. Qualunque fosse la verità, non poteva permettere che finisse in carcere.

Dopo circa un’ora, il campanello suonò con insistenza. Attraverso lo spioncino vide Riccardo nel corridoio. Il volto arrossato, lo sguardo acceso, i movimenti scomposti: aveva bevuto.

— Apri! — urlò, colpendo la porta con il pugno. — So che sei dentro!

Chiara si allontanò senza fare rumore e compose il numero della polizia.

— Apri, vigliacca! Hai rovinato tutto! Per colpa tua metteranno mamma in prigione! Perderò ogni cosa!

I colpi diventarono più violenti, come se stesse prendendo a calci la porta.

— Non finisce qui! Mi sentirai ancora!

Gli agenti arrivarono dopo una quindicina di minuti e lo portarono via mentre continuava a inveire e a lanciare minacce. I vicini sbirciavano dalle porte socchiuse, bisbigliando tra loro.

Il procedimento giudiziario si protrasse per tre mesi. Nel corso delle udienze emersero ulteriori dettagli inquietanti: Riccardo non si era limitato a spillare denaro agli amici di sua madre, ma aveva anche falsificato diverse procure nel tentativo di vendere immobili che non gli appartenevano. Solo errori formali nei documenti avevano impedito che le transazioni andassero a buon fine.

Marta Fontana appariva smarrita in aula. Ripeteva continuamente di non aver compreso la gravità della situazione, che Riccardo le aveva parlato di un’attività lecita e di difficoltà economiche seguite a un matrimonio finito male.

— Matrimonio? — intervenne il pubblico ministero. — Dai registri risulta che il signor Ferretti non è mai stato sposato.

Marta sbatté le palpebre, confusa. — Ma lui mi aveva detto… Lucrezia… che avevano divorziato l’anno scorso…

— Non esiste nessuna Lucrezia — disse Chiara, alzandosi in piedi prima ancora di rendersene conto. — Riccardo ha inventato tutto per suscitare compassione e ottenere denaro.

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Amore o Soldi