«Qui ci sono gli atti. Ho acquistato questo appartamento prima del matrimonio, con i miei risparmi» — dice Elena con voce ferma, posando il contratto sulla credenza

Giusto, coraggioso, necessario: difendere la propria casa.
Storie

Davide prese il contratto dalle mani di Elena Gatti e lo esaminò con attenzione, riga dopo riga. Più leggeva, più il suo volto si faceva serio.

— Mamma… — disse infine, con voce bassa ma ferma. — Elena ha ragione.

— Come sarebbe a dire?! — esplose Flaminia Rizzo, incredula.

— Hai oltrepassato il limite. — La guardò negli occhi. — Questa è casa sua. È la nostra famiglia.

Flaminia barcollò leggermente, come se quelle parole l’avessero colpita in pieno viso.

— Quindi scegli lei?

— Scelgo mia moglie e mio figlio.

Un sibilo di disprezzo le attraversò le labbra. Afferrò la borsa e si diresse verso l’ingresso con passo rigido.

— Benissimo! E quando ti lascerà, non venire a piangere da me!

— Se imparerà a rispettare i confini degli altri, sarà sempre la benvenuta — rispose Elena con calma controllata. — Altrimenti, meglio salutarci qui.

La porta si chiuse con un tonfo secco. Nell’appartamento tornò il silenzio.

Davide la strinse tra le braccia. — Non siamo stati troppo duri?

— Stava conquistando terreno. Un passo alla volta. — Elena appoggiò la testa sul suo petto. — Ancora un anno e avrebbe deciso come nutrire Tommaso Lodi. Due, e avrebbe scelto perfino la scuola.

— E se non tornasse più?

— Tornerà. Quando capirà quali sono le regole.

Un mese dopo, il telefono squillò. La voce di Flaminia era insolitamente misurata.

— Posso… passare a trovarvi? Vorrei vedere come state.

— Certamente. Domani pomeriggio va bene?

— E… posso portare qualcosa al bambino?

— Può portare ciò che desidera. Ma cosa resterà in questa casa lo decido io.

Un breve silenzio. — Capisco.

Il giorno seguente arrivò con un piccolo peluche e un mazzo di fiori. Si tolse le scarpe senza che nessuno glielo chiedesse e domandò se potesse entrare nella cameretta.

Osservò le pareti gialle. — Avete ridipinto.

— Sì. Con un colore scelto da noi.

Flaminia annuì lentamente. — È luminoso. Accogliente.

Bevvero il tè quasi in silenzio. Eppure, per la prima volta dopo tre anni, l’aria era distesa.

Prima di uscire, esitò. — Potrei venire ogni tanto… quando nascerà il piccolo?

— Certo. Su invito.

— Su invito — ripeté, accettando la condizione.

Elena chiuse la porta e vi si appoggiò con la schiena. Il bambino nel suo grembo scalciò con energia, come in segno di trionfo.

Si accarezzò il ventre e sussurrò:

— Adesso siamo davvero a casa, amore mio. In un posto dove ciò che conta è protetto.

Nella cameretta gialla, le tende con i coniglietti ondeggiavano leggere: le stesse che avevano comprato il giorno in cui avevano scoperto che stavi per arrivare.

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Amore o Soldi