«E io chi sono?» — incalza Vittoria con voce d’acciaio, sfidando il marito che difende la sorella

Intollerabile inganno, necessaria una scelta coraggiosa
Storie

Quella notte Vittoria Rossetti rimase a lungo seduta sul letto, con le mani intrecciate in grembo e lo sguardo perso nel vuoto. Per la prima volta da quando aveva sposato Raffaele Romano, le si era insinuato un pensiero doloroso: se fosse stato costretto a scegliere tra lei e la sua famiglia d’origine, lui non avrebbe scelto lei.

Il mattino seguente prese il telefono e compose il numero di Serena Sala. La suocera era una donna diretta, severa ma fondamentalmente equa. Se c’era qualcuno capace di dire la verità senza giri di parole, era lei.

— Buongiorno, Serena. Come sta?

— Vittoria, cara. Si tira avanti. E tu?

— Bene, grazie. Volevo chiederle una cosa… Chiara passa spesso da lei ultimamente?

Dall’altra parte calò un silenzio denso.

— Perché me lo domandi?

— Così, per sapere.

Il tono della donna cambiò, si fece più grave.
— Vittoria, Chiara vive qui. È da me da quasi tre settimane.

Per un attimo il mondo sembrò fermarsi.

— Vive… da lei? Vuol dire che si è trasferita?

— Certo. Mi ha detto che voi non volevate più sostenerla economicamente e che aveva dovuto lasciare l’appartamento in affitto. Non potevo lasciarla per strada, è pur sempre mia figlia.

Un gelo improvviso attraversò Vittoria.

— Serena, noi non abbiamo mai smesso di aiutarla. Anzi, le ho fatto fare una carta a parte perché potesse pagare affitto, spesa, trasporti… tutto il necessario.

Dall’altro capo del telefono arrivò un respiro incredulo.

— Una carta? Che carta?

— Una carta collegata al mio conto. È stato Raffaele a chiedermi di darle una mano, e io ho accettato.

La voce di Serena tremò.
— Vittoria… qui non ha dato un centesimo. Né per il cibo né per le bollette. Vive sotto il mio tetto, mangia quello che compro io e non si è mai offerta di contribuire. Io credevo davvero che fosse senza soldi.

Vittoria chiuse gli occhi. Tutto combaciava. Chiara aveva lasciato l’affitto, si era sistemata dalla madre, aveva ridotto le spese al minimo indispensabile… e intanto usava la carta per ristoranti, vestiti e uscite.

— La ringrazio per avermelo detto. Mi occuperò io della situazione.

— Ti prego, non pensare che fossi al corrente di questa storia…

— Lo so. Non è colpa sua.

Terminata la chiamata, rimase immobile per diversi minuti. Poi aprì l’app bancaria, cercò la carta intestata a Chiara e la bloccò. Tre tocchi sullo schermo. Fine.

La reazione di Raffaele non si fece attendere.

— Come ti sei permessa di disattivare la carta di mia sorella?! — gridò, piantato in mezzo al soggiorno.

Vittoria restò seduta sul divano. Lo osservava in silenzio: l’uomo con cui condivideva da dieci anni la vita, il padre di suo figlio, il compagno con cui aveva costruito una casa. E ora lui le urlava contro per difendere chi li aveva ingannati.

— Non permetterò a nessuno di approfittarsi di noi — rispose con calma ferma.

— Ma che stai dicendo?

— Tua sorella ci ha mentito. Abita da tua madre, non paga nulla e i soldi che riceve da noi li spende per divertirsi. Ho parlato con Serena. Mi ha confermato tutto.

Raffaele aprì la bocca, poi la richiuse senza trovare parole.

— Hai chiamato mia madre? L’hai controllata?

— Certo che ho verificato. Tu non mi hai creduto quando ti ho raccontato di aver visto Chiara al ristorante e in centro commerciale. Ti sei schierato subito dalla sua parte. Non dalla mia.

— È mia sorella!

— E io chi sono? — Vittoria si alzò lentamente. Nella sua voce vibrava un acciaio nuovo. — Sono tua moglie. La madre di tuo figlio. La persona che negli ultimi sei mesi tiene in piedi questa famiglia mentre tu investi tempo e soldi nel tuo progetto. E invece di ascoltarmi hai preferito difendere chi ci ha usati con cinismo.

Il volto di Raffaele impallidì.

— Dove vuoi arrivare?

Vittoria fece un passo verso di lui, senza abbassare lo sguardo.

— Voglio dire che, se continuerai a proteggere chi ci sfrutta, non sarà soltanto la carta di Chiara a essere bloccata.

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Amore o Soldi