«Basta! Ho detto basta!» — esplode Tancredi, difendendo la moglie e la figlia

Vergognosa arroganza, commovente dignità ostinatamente viva
Storie

Quello sì che fu un Capodanno. Rachele Giordano lo avrebbe ricordato per anni come una fiaba storta e crudele, di quelle in cui non c’è nessuna principessa da salvare. Non era Cenerentola, quella sera. Era piuttosto un oggetto dimenticato in un angolo, coperto di polvere, che nessuno si prende la briga di buttare via.

Come sempre, la festa si teneva a casa di Renata D’Angelo. La tavola era un trionfo: piatti su piatti, antipasti, insalate, arrosti, dolci. Il piano quasi si piegava sotto il peso delle portate. Su questo, la suocera era imbattibile. E anche Rachele aveva fatto la sua parte: aveva cucinato, sistemato, servito, lavato stoviglie, fingendo entusiasmo per l’ennesima insalata russa che ormai le restava bloccata in gola al solo pensiero. Quelle riunioni familiari le pesavano come un macigno.

Tancredi Monti, suo marito, sedeva soddisfatto, con l’aria di chi si trova nel posto perfetto. Per lui era tutto semplice: casa calda, luci soffuse, la madre accanto, la moglie elegante, la figlia Viola Bruno che gli si stringeva al braccio. Un quadretto idilliaco. Che poi Renata trafiggesse Rachele con occhiate cariche di astio, o che lei si sentisse sotto esame come a un concorso pubblico, questo Tancredi sembrava non notarlo. Era come se i suoi occhi fossero programmati per registrare solo ciò che è piacevole.

Scoccò la mezzanotte. I rintocchi in televisione, i brindisi, lo spumante che traboccava nei calici. E Renata, raggiante come argenteria appena lucidata, si alzò per il rituale dei regali.

— Bene, tesori miei! — proclamò con voce squillante. — Che l’anno nuovo vi porti salute e fortuna! E naturalmente, senza doni che festa sarebbe?

Cominciò da Tancredi. A lui consegnò un orologio costoso.
— Tu sei il capo della famiglia, Tancredi caro! Devi avere un aspetto all’altezza!

Lui sorrise compiaciuto e la baciò sulla guancia.

Poi toccò al figlio maggiore e a sua moglie, Claudia De Santis. A Claudia porse una scatolina elegante. Dentro, un paio di orecchini d’oro.
— Claudia, tu non sei solo mia nuora, sei come una figlia per me. Sei sangue del mio sangue!

L’abbraccio che le riservò fu così caloroso che a Rachele si serrò la mascella.

Alla piccola Viola andò una scatola enorme di costruzioni. La bambina quasi saltava dalla gioia.

Rachele restava in piedi, con un sorriso educato stampato sulle labbra. Aveva scelto con cura i suoi regali: per Tancredi un set da barba che lui desiderava da tempo; per Renata una tovaglia pregiata ricamata, proprio quella di cui parlava da mesi.

Dopo aver distribuito buste e pacchi, Renata si fermò. Tutti la guardavano. Lentamente girò il capo verso Rachele. Nei suoi occhi non c’era traccia di festa, solo un freddo tagliente.

— Rachele? Perché resti lì impalata come una sentinella? Aspetti qualcosa? — domandò, con un sorriso che sapeva di scherno.

Rachele si sforzò di non perdere la compostezza.
— Ma certo che aspetto, Renata… — lasciò sfuggire una risatina tesa.

Fu allora che accadde. La suocera posò con calma il calice vuoto, si sistemò i capelli e, alzando la voce affinché nessuno potesse fingere di non sentire, dichiarò:

— Per te, Rachele, non c’è nessun regalo. E non ha senso che tu stia lì ad aspettare.

Il silenzio calò di colpo. Si udiva persino il crepitio delle bollicine nei bicchieri. Tancredi tossicchiò, come se un boccone gli fosse andato di traverso.

A Rachele parve che qualcuno le avesse conficcato una lama nello stomaco, e non una soltanto.

— Mi scusi… Renata? Non credo di aver capito… — riuscì a sussurrare.

La suocera assaporava ogni secondo.

— Cosa c’è da capire? Tu per me non sei niente. Sei soltanto la moglie di Tancredi, non fai parte della famiglia di sangue. Questa festa è per i miei veri parenti. Claudia è diversa: lei è una figlia. Tu invece… vivi semplicemente sotto lo stesso tetto. Non ho alcun dovere di spendere soldi per te. Una nuora non è parente.

Quelle parole la colpirono dritte al petto, come un pugno violento che le tolse il respiro e la lasciò lì, immobile, con il cuore che martellava e la consapevolezza che qualcosa, dentro di lei, si era appena incrinato.

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Amore o Soldi