«Trovati un lavoro vero, altrimenti chiedo il divorzio!» — urlò il marito disoccupato, sbattendo la porta e rifugiandosi dalla sua adorata mammina

Insopportabile egoismo, lei reclama finalmente la sua dignità
Storie

La risata di Eleonora Giordano esplose all’improvviso, ma non aveva nulla di allegro: era tesa, spezzata, sul punto di trasformarsi in un pianto isterico.

— Stressato? Ma mi stai prendendo in giro, Riccardo? Io mi alzo alle sei del mattino e rientro alle undici di sera, e tu saresti esausto perché hai passato la giornata disteso sul divano?

— Non urlarmi contro! — replicò lui, alzando la voce ancora di più. — Sono io il capofamiglia! Tu sei mia moglie, dovresti rispettarmi e sostenermi, non farmi la guerra!

— Sostenerti? — la voce di Eleonora si incrinò in un grido. — Dimmi, chi sostiene chi? Chi paga l’affitto di questo appartamento? Chi fa la spesa? Chi salda le bollette ogni mese?

Riccardo agitò le braccia, paonazzo.

— Non sei capace di mantenere una famiglia! Una moglie come si deve guadagnerebbe di più! E tu? Ti spacchi la schiena per due spiccioli!

Dentro di lei qualcosa si contrasse dolorosamente. L’uomo che da sei mesi viveva sulle sue spalle osava rimproverarle di non fare abbastanza?

— Guadagnare di più? — domandò a bassa voce, con un filo di calma che faceva più paura delle urla. — E quale sarebbe, secondo te, la soluzione? Forse puoi indicarmi dove trovare un lavoro da centomila euro l’anno senza esperienza né conoscenze?

— Non lo so! — sbraitò lui. — Non è affar mio! È un tuo problema! Trovati un impiego serio, altrimenti chiedo il divorzio!

La parola rimase sospesa tra loro come un colpo secco. Eleonora restò immobile, sbattendo le palpebre, incapace di credere a ciò che aveva appena sentito. Un uomo che non lavorava da mesi, che viveva dei suoi sacrifici, la stava minacciando di lasciarla perché non portava a casa abbastanza soldi?

Per un attimo parve che anche Riccardo si rendesse conto dell’enormità di ciò che aveva detto, ma l’orgoglio gli impedì di fare marcia indietro. Afferrò la giacca e uscì sbattendo la porta con tale violenza che i vetri tremarono. Eleonora lo sentì precipitare giù per le scale, poi il portone d’ingresso chiudersi con un tonfo sordo.

Rimase ferma al centro della stanza, la testa leggermente inclinata, cercando di mettere ordine nei pensieri. Dopo mesi, nell’appartamento calò un silenzio quasi irreale. Niente televisore acceso a tutto volume, nessun brontolio continuo, nessun piatto lanciato nel lavello con stizza.

Un sorriso inatteso le sfiorò le labbra. Andò in cucina e mise a bollire l’acqua. Con ogni probabilità Riccardo era corso da sua madre, Flaminia Mariani, che abitava nel quartiere accanto e che non perdeva occasione per compatire il suo “povero bambino”, attribuendo ogni difficoltà alla nuora. Flaminia non aveva mai lavorato un solo giorno in vita sua, mantenuta prima dal marito e poi dalle rendite di famiglia; per lei era naturale che una moglie servisse il consorte e ringraziasse perfino per avere un tetto sopra la testa accanto a lui.

Eleonora si preparò un tè nero forte e si sedette al tavolo. La sensazione che provava era strana, quasi sconosciuta: sollievo. Non doveva ascoltare accuse, non doveva scusarsi per essere stanca, non doveva giustificare uno stipendio che non bastava mai. C’era solo il ticchettio dell’orologio e i suoi pensieri.

E di cose su cui riflettere ne aveva parecchie. La minaccia del divorzio non era una novità. Riccardo la tirava fuori ogni volta che lei osava fargli notare la sua inattività. In passato aveva funzionato: Eleonora si spaventava, chiedeva scusa, prometteva di impegnarsi di più. Stavolta, però, mentre ripensava a quelle parole già sentite, si fece una domanda diversa: che cosa avrebbe davvero perso?

Un uomo che non contribuiva alle spese, che non muoveva un dito in casa, che si limitava a mangiare e a lamentarsi? Un marito che la colpevolizzava per il fatto di lavorare fino allo sfinimento? Un presunto “sostegno” che, invece di cercare un impiego, preferiva brandire la parola divorzio come un’arma?

Finì il tè e iniziò a lavare i piatti. Domani, pensò, tornerà con gli occhi arrossati, chiederà perdono, prometterà di cambiare. Dirà che è stato l’impulso del momento, che la ama e non può vivere senza di lei. E Flaminia, ne era certa, gli avrà già spiegato passo per passo come riconquistare la moglie con frasi studiate e aria contrita.

Eppure qualcosa, dentro di lei, suggeriva che questa volta sarebbe andata diversamente. Troppe umiliazioni si erano accumulate, troppo evidente era diventata l’ingiustizia. Lavorare in due posti per mantenere un uomo adulto e sentirsi pure rimproverare? No, aveva superato il limite.

Sistemò la cucina, fece una doccia calda e si infilò a letto. Il giorno seguente sarebbe arrivato comunque, e forse con lui anche l’inizio di una vita nuova.

Si svegliò addirittura prima che suonasse la sveglia. Fuori cadeva una pioggia sottile, ma dentro di lei c’era una leggerezza inattesa. Per la prima volta dopo mesi non dovette raccogliere calzini sparsi per casa, né sopportare lamentele mattutine, né preparare la colazione per due.

Durante il lavoro, la discussione della sera precedente tornava a farle visita a intervalli regolari. Più ci pensava, più la conclusione le appariva limpida: continuare a mantenere un uomo adulto che non faceva nulla, solo per paura di restare sola, era semplicemente assurdo.

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Amore o Soldi