Dall’auto scese un’assistente sociale, stringendo per mano una bambina di otto anni dai capelli chiari e dagli occhi azzurri insolitamente seri per la sua età.
Ginevra Basile percorse il corridoio del penitenziario senza versare una lacrima. Non tremava. Al suo passaggio, perfino i detenuti dietro le sbarre tacquero, colpiti da quella presenza minuta e composta.
Quando entrò nella sala colloqui, Riccardo Orlando era seduto al tavolo, le manette ai polsi fissate alla catena. Era dimagrito, il volto scavato, la tuta arancione sbiadita gli cadeva addosso come se fosse di un’altra persona.
— Amore mio… — mormorò lui, con la voce incrinata mentre gli occhi si riempivano di lacrime.
Ginevra gli si avvicinò piano. Non corse verso di lui. Non pianse.
Semplicemente…
Lo abbracciò.
Rimasero stretti l’uno all’altra per un tempo che parve sospeso, almeno un minuto intero, senza che nessuno osasse interrompere quel silenzio.
Poi la bambina si sollevò sulle punte e gli sussurrò qualcosa all’orecchio, parole troppo basse perché chiunque altro potesse coglierle.
La reazione fu immediata.
Riccardo impallidì. Un tremito gli attraversò il corpo. Fissò la figlia con uno sguardo in cui si mescolavano terrore e una speranza improvvisa, quasi bruciante.
— Ne sei certa? — chiese con un filo di voce spezzata.
Ginevra annuì, senza esitazione.
Lui si alzò di scatto; la sedia cadde all’indietro con un tonfo metallico.
— Sono innocente! — gridò. — Adesso posso dimostrarlo!
Le guardie intervennero convinte che stesse reagendo con violenza. Ma Riccardo non opponeva resistenza. Piangeva, singhiozzava come non aveva mai fatto in cinque anni di rassegnazione.
Dalla sala di controllo, Enrico Ferretti osservava la scena attraverso il monitor della sicurezza.
Qualcosa era cambiato.
Nel giro di un’ora prese una decisione capace di mettere a rischio la sua carriera. Contattò l’ufficio del procuratore generale del Texas e domandò una sospensione di settantadue ore dell’esecuzione.
— Su quali basi? Quale nuova prova avete? — incalzò una voce dura dall’altro capo della linea.
Ferretti rimase a fissare l’immagine congelata sullo schermo: il volto determinato di Ginevra.
— Una bambina che sostiene di aver visto qualcosa che nessuno ha mai ascoltato.
