«Per trentadue anni ho vissuto in funzione tua. Adesso scelgo me» — disse Ginevra con un mezzo sorriso, chiudendo la porta

Ingiustizia atroce, ma una forza sorprendente emerge
Storie

La legge era dalla loro parte.

Dopo circa trenta minuti il giudice rientrò in aula e, con voce ferma, iniziò a leggere il dispositivo. Ginevra Ricci trattenne il fiato.

«Si riconosce alla signora Ginevra Ricci il diritto al cinquanta per cento dei beni acquisiti durante il matrimonio, inclusi l’immobile coniugale, i conti correnti e le quote societarie…»

Tommaso Bellini balzò in piedi, paonazzo.
«È assurdo! Presenterò appello!»

Il magistrato sollevò appena lo sguardo. «Ne ha facoltà. Tuttavia la sentenza è immediatamente esecutiva.»

Sei mesi più tardi, Ginevra era seduta nella cucina della porzione di casa che le apparteneva, con le mani immerse nell’impasto per una torta al cioccolato. Dopo la divisione ufficiale, l’abitazione era stata frazionata in due unità indipendenti, ciascuna con ingresso separato. All’inizio quella soluzione le era sembrata bizzarra, quasi irreale; poi aveva imparato ad apprezzarne la praticità. Del resto, Tommaso passava di rado da quelle parti: viveva con Angelica Serra.

Il cellulare vibrò sul tavolo. Un nuovo ordine dal bar all’angolo: un’altra torta per l’indomani. Ginevra sorrise tra sé. Mai avrebbe immaginato che una passione coltivata per anni in silenzio potesse trasformarsi in una piccola attività redditizia.

Il campanello suonò. Sulla soglia apparve Riccardo Basile con un enorme mazzo di fiori.

«Auguri, mamma!»

«Riccardo!» esclamò lei, stringendolo forte. «Grazie, tesoro mio.»

«Come stai? Vedo che sei di nuovo all’opera.» Indicò le sue mani infarinate.

«Sono sommersa di richieste! Ho prenotazioni fino a due settimane avanti.»

«Sei incredibile.» Si sedette al tavolo. «Papà ti dà ancora fastidio?»

Ginevra iniziò a montare la crema con movimenti lenti. «È passato la settimana scorsa. Dice di aver litigato con Angelica.»

«E allora?»

«Ha proposto di tornare qui. Testuali parole: “Ginny, perché ci siamo rovinati la vita? Ricominciamo”.»

Riccardo scoppiò a ridere. «E tu?»

«Gli ho risposto che è tardi. Ho appena imparato a vivere per me.»

Il figlio le rivolse uno sguardo pieno d’orgoglio e rubò un pezzetto d’impasto. «Non avrei mai pensato di vederti così forte.»

«Neppure io,» ammise lei, fissando la luce oltre la finestra. «A volte ciò che sembra una tragedia si rivela una liberazione.»

La sera, il soggiorno rinnovato si riempì di voci. C’erano le colleghe dell’istituto, le nuove amiche del laboratorio di pasticceria, la vicina Serena Palmieri. Dopo il divorzio, Ginevra aveva trasformato l’appartamento: via le tende pesanti e i mobili scuri tanto amati da Tommaso, dentro colori chiari e spazi ariosi.

«Un brindisi alla festeggiata!» proclamò Serena alzando il calice. «Alla nostra eroina!»

«Eroina è una parola grossa…» mormorò Ginevra, arrossendo.

«Altroché,» ribatté Greta Fabbri. «Molte donne sopportano per paura. Tu hai avuto il coraggio di cambiare.»

Quando l’ultima ospite se ne andò, Ginevra si accomodò sul divano con una tazza di tè caldo. Di nuovo il campanello.

Tommaso era davanti alla porta, una scatola di cioccolatini tra le mani. «Buon compleanno,» disse a bassa voce.

«Grazie.» Non fece cenno di farlo entrare.

«Possiamo parlare?»

«Dimmi.»

«Mi manchi.»

Ginevra lo osservò attentamente. Era dimagrito, le rughe più marcate. Ma lo sguardo restava lo stesso: calcolatore.

«E Angelica?»

«È finita. Non era la persona giusta.»

«E io lo sarei?» domandò lei con un mezzo sorriso.

Lui fece una smorfia. «Davvero vuoi passare la vita a sfornare torte?»

«Sforno torte, sì. E canto in un coro. Ho amici nuovi. Sto bene.» Fece una pausa. «Per trentadue anni ho vissuto in funzione tua. Adesso scelgo me.»

Tommaso le porse la scatola senza replicare e si allontanò nel corridoio. Ginevra chiuse la porta e vi si appoggiò con la schiena.

«Ce l’ho fatta,» sussurrò. «Davvero.»

Il mattino seguente fu svegliata da una chiamata: richiesta di una torta nuziale per trenta invitati.

«Riuscirebbe a consegnarla per sabato?» chiese una voce giovane.

«Certamente,» rispose con sicurezza. «Ormai posso affrontare qualsiasi cosa.»

Aprì la finestra. L’aria primaverile invase la stanza insieme alla luce. Davanti a lei si stendevano progetti nuovi: un corso professionale di pasticceria, un viaggio al mare con le amiche, e presto l’arrivo del nipotino che Riccardo aspettava con la compagna.

Guardò il cielo chiaro e sorrise. «Chi l’avrebbe detto che a cinquantacinque anni la vita potesse cominciare davvero?»

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Amore o Soldi