«Per trentadue anni ho vissuto in funzione tua. Adesso scelgo me» — disse Ginevra con un mezzo sorriso, chiudendo la porta

Ingiustizia atroce, ma una forza sorprendente emerge
Storie

Quando presentò la domanda di divorzio, l’ex marito era convinto di poter lasciare la moglie senza un soldo e senza un tetto. Era certo che tutto sarebbe rimasto a lui. Ma la realtà stava per smentirlo.

Ginevra Ricci era ferma in cucina da almeno dieci minuti con lo stesso piattino tra le mani. Lo asciugava, poi ricominciava da capo. La mente era un groviglio, le dita tremavano. Le risuonavano ancora nelle orecchie le parole di Tommaso Bellini:

«Ho depositato le carte per il divorzio. La casa resta a me, e anche i soldi. Lo sai bene: è tutto intestato a mio nome.»

Trentadue anni di matrimonio. Trentadue. Liquidati in una frase buttata lì con indifferenza, mentre infilava documenti nella ventiquattrore. Non a cena, non dopo una discussione. Così, come se stesse parlando del tempo.

Il cellulare vibrò. Era suo figlio.

— Mamma? Come stai? — la voce di Riccardo Basile tradiva agitazione.

— Sto bene, — rispose lei, deglutendo il nodo che le serrava la gola. — Non preoccuparti.

— Papà mi ha chiamato. È vero quello che ha detto?

— Sì, è vero.

— Ma come fai a essere così calma? Vuole lasciarti!

— E cosa dovrei fare, Riccardo? Mettermi a urlare? Fare scenate?

Ripose con cura il piattino al suo posto. Per oltre tre decenni li aveva sistemati con precisione maniacale. A Tommaso piaceva l’ordine impeccabile.

— Ha detto che la casa e i conti sono suoi, — aggiunse a bassa voce.

— Cosa? Non può farlo! Avete costruito tutto insieme!

— Insieme… — un sorriso amaro le sfiorò le labbra. — Sì, ma le firme sono solo le sue.

Suonarono alla porta. Era Serena Palmieri, la vicina del piano di sopra, l’unica che negli anni non si era allontanata nonostante il carattere chiuso di Tommaso.

— Ginevra! — la strinse in un abbraccio forte. — Ormai lo sanno tutti. Quell’uomo…

— Cosa sanno? — riuscì appena a chiedere.

— Marta Valentini, quella dell’altra scala, lo ha visto con una ragazza molto più giovane. Stavano visitando un appartamento nuovo. Lui ha detto chiaramente: “Dopo il divorzio ci trasferiamo qui.”

Ginevra si appoggiò al muro. Dentro di lei qualcosa cedette di colpo.

— Quindi… c’è un’altra?

— Non lo sapevi? — Serena si coprì la bocca, mortificata. — Scusami…

Quella notte Ginevra non chiuse occhio. Tirò fuori le vecchie fotografie. Il giorno delle nozze: un abito bianco semplice, il sorriso pieno di fiducia. Le prime vacanze al mare. Riccardo bambino tra le braccia di suo padre. Negli ultimi cinque anni, quasi nessuna foto insieme. Solo Tommaso a convegni, riunioni, viaggi di lavoro.

All’alba entrò nello studio del marito e trovò la cassaforte socchiusa. Era vuota. Aveva preso tutti i documenti, persino quelli della casa che avevano costruito mattone dopo mattone. Lei ricordava ancora quando trasportava i materiali, quando sceglieva la carta da parati, quando consegnava il suo stipendio da insegnante per coprire le spese.

— Non posso arrendermi così, — sussurrò al proprio riflesso nello specchio.

Lo studio legale era silenzioso, impregnato di odore di caffè.

— Mi chiamo Costanza D’Angelo, — disse l’avvocata porgendole la mano. — Mi racconti tutto con calma.

Ginevra parlava a fatica, interrompendosi spesso.

— Credevo fossimo una famiglia… Non ho mai controllato le intestazioni, mi fidavo…

— Succede a molte donne, — annuì l’avvocata. — Ma c’è un aspetto importante: ciò che è stato acquisito durante il matrimonio, per legge, si divide a metà. Anche se formalmente è intestato solo a suo marito.

— Davvero? Ma lui sostiene che…

— È normale che dica così, — replicò Costanza con un lieve sorriso. — Ha conservato ricevute, bonifici, prove di versamenti?

A casa Ginevra mise tutto sottosopra. In una scatola dimenticata trovò le fatture dei materiali per la costruzione e alcune ricevute firmate da Tommaso, quando le aveva “chiesto in prestito” denaro per avviare l’attività. Conservava ogni carta, senza sapere perché. Forse deformazione professionale: un’insegnante archivia tutto.

Il telefono squillò di nuovo.

— Che cosa stai facendo? — la voce di Tommaso era gelida. — Sei già corsa da un avvocato?

— Come fai a saperlo?

— Non importa. Ascolta, Ginevra, — il tono si fece improvvisamente più morbido. — Perché trasformare tutto in una guerra? Possiamo separarci civilmente. Ti darò una somma per iniziare.

— Una somma? — strinse il telefono con forza. — E metà della casa? E della nostra attività comune? — domandò, preparandosi finalmente a dire ciò che per anni aveva taciuto.

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Amore o Soldi