«O me o lei. Decidi» — tuonò Anita imponendo l’ultimatum che costrinse Giorgio a scegliere tra madre e moglie

Una lotta familiare intensa, dolorosa e profondamente ingiusta
Storie

Quelle parole rimasero sospese nell’aria anche dopo che Anita Fiorentino ebbe terminato di pronunciarle.

— E tu… per una donna venuta da fuori… — aveva quasi sputato, incapace perfino di concludere la frase.

Giorgio non le lasciò il tempo di finire.

— Elisa non è un’estranea. È mia moglie — dichiarò con fermezza. — E se non riesci ad accettarlo… allora mi dispiace davvero.

Anita non replicò. Si voltò lentamente e si diresse verso l’ingresso. Prima di oltrepassare la soglia, però, si fermò e si girò un’ultima volta.

— Te ne pentirai, Giorgio. Quando ti lascerà — perché succederà, vedrai — non venire a cercarmi in lacrime!

La porta si chiuse con un tonfo violento che fece tremare i vetri.

Per qualche istante, in cucina regnò un silenzio irreale. Giorgio ed Elisa restarono immobili, come se avessero bisogno di tempo per comprendere fino in fondo ciò che era appena accaduto.

— Grazie… — mormorò Elisa, quasi in un soffio.

Lui la strinse forte, attirandola contro il petto.

— Scusami per non averlo fatto prima. È che… è pur sempre mia madre.

— Lo so — rispose lei, appoggiando la testa sulla sua spalla. — Ma stavo iniziando a temere che non mi avresti mai difesa davvero.

— Ti ho sempre difesa. Solo che… avevo paura di ferirla. Mi ha cresciuto da sola, ha rinunciato a tanto per me…

— E questo le dà il diritto di decidere ogni passo della tua vita? — ribatté Elisa con dolcezza. — Hai diritto a costruire la tua famiglia. A scegliere per te stesso.

Giorgio annuì lentamente.

— Forse era inevitabile arrivare a questo punto. Non posso continuare a vivere seguendo i suoi ordini.

I giorni successivi trascorsero in modo stranamente tranquillo. Anita non telefonò. Un fatto insolito, quasi inquietante. Di solito chiamava più volte al giorno, per sapere cosa facesse il figlio, dove fosse, con chi.

— Dici che dovrei sentirla io? — domandò Giorgio il terzo giorno. — E se stesse male?

Elisa scosse la testa.

— È un modo per farti cedere. Sta aspettando che tu corra da lei a chiedere scusa.

— Però potrebbe essere davvero indisposta…

— Se non stesse bene, avrebbe già avvisato mezzo quartiere — osservò Elisa con lucidità. — Tua madre non è il tipo che soffre in silenzio.

Infatti, al quinto giorno arrivò un segnale. Non da Anita direttamente, ma da sua sorella, Beatrice Ferrara.

— Giorgino, cos’è successo tra voi? — chiese con tono preoccupato. — Anita è distrutta, piange dalla mattina alla sera!

— Zia Bea, è stata lei a mettermi davanti a un aut aut: o lei o mia moglie. Che alternativa avevo?

— Forse si poteva gestire con più delicatezza… In fondo ti ha cresciuto da sola.

— Le sono riconoscente. Ma non significa che debba vivere secondo le sue regole per sempre.

Dall’altro capo del telefono si sentì un sospiro.

— Non agisce per cattiveria. Ha paura di perderti. Sei l’unico figlio che ha.

— Non mi perderà. Ma deve accettare che ho una moglie. E che Elisa merita rispetto.

— Parlerò con lei — promise Beatrice. — Però pensaci anche tu… magari potresti fare il primo passo. È sempre tua madre.

Dopo la telefonata, Giorgio rimase a lungo seduto in silenzio.

— Forse dovrei davvero cercarla io — disse infine.

— E cosa cambierebbe? — replicò Elisa. — Tu chiederesti scusa, lei farebbe finta di perdonarti, e tra un mese saremmo punto e a capo. Tornerebbe a controllarci, a trattarmi con sufficienza, a manipolarti.

— Ma è mia madre…

— Non ti sto chiedendo di allontanarla. Solo di pretendere rispetto. È davvero troppo?

Giorgio scosse il capo.

— No. Hai ragione. Se cediamo ora, non cambierà mai nulla.

Passò una settimana. Mancavano tre giorni alla partenza per le vacanze, e per la prima volta dopo mesi si sentivano leggeri, quasi liberi dall’ombra costante dell’ingerenza materna. Stavano preparando le valigie quando il campanello squillò.

Si guardarono, sorpresi.

Sulla soglia c’era Anita Fiorentino. Ma non la donna fiera e battagliera di sempre. Sembrava improvvisamente invecchiata, il volto stanco, le spalle curve.

— Posso entrare? — chiese a bassa voce.

Giorgio, esitante, si fece da parte. Elisa uscì dalla camera da letto e si fermò nel corridoio, sorpresa da quell’apparizione inattesa.

— Vorrei parlare — disse Anita, senza traccia di ostilità. — Con tutti e due.

Si accomodarono in salotto. Anita si sedette sulla poltrona, intrecciando le dita sulle ginocchia, come se stesse cercando il coraggio di iniziare.

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Amore o Soldi