Quelle parole — “questa donna” — continuavano a ronzare nella mente di Elisa come un’offesa incisa nella pietra. In tre anni Anita Fiorentino non l’aveva quasi mai chiamata per nome: per lei era sempre stata “lei”, “la moglie”, o peggio ancora, un’ombra senza identità.
Elisa fece un passo avanti, lo sguardo fermo.
— Sa una cosa, signora Anita? Ne ho abbastanza. Davvero. Sono stanca delle sue provocazioni, dei ricatti emotivi, delle scenate continue. Noi partiremo, che le piaccia oppure no.
Il volto della suocera si tinse di rosso acceso.
— Giorgio! Hai sentito come mi parla? Offende tua madre, davanti a te!
— Sto soltanto dicendo quello che penso! — ribatté Elisa, ormai incapace di trattenersi. — Lei controlla ogni nostra mossa. Telefona dieci volte al giorno, pretende di sapere dove siamo, con chi, a che ora torniamo. Non è normale!
— Non è normale che un figlio dimentichi chi lo ha messo al mondo! — esplose Anita. — E che una moglie lo metta contro sua madre!
— Io non metto nessuno contro nessuno! Voglio solo vivere la mia vita, senza dover chiedere il permesso per respirare!
— La tua vita? — rise Anita con sarcasmo. — E l’appartamento dove abitate? Di chi è? Ti devo ricordare chi ha versato i soldi per l’anticipo?
Era il suo argomento preferito, l’asso nella manica. Quando Giorgio ed Elisa avevano comprato casa, Anita aveva contribuito con trentamila euro per l’acconto. Da allora non aveva perso occasione per rinfacciarlo.
— Glieli stiamo restituendo ogni mese — replicò Elisa con voce tesa. — Mille euro alla volta, come abbiamo concordato.
— Restituire il denaro è una cosa, la riconoscenza un’altra! — tagliò corto la suocera. — Una ragazza educata sarebbe grata, non insolente!
— Una suocera rispettosa non entrerebbe in casa nostra senza invito! — ribatté Elisa.
— È la casa di mio figlio!
— È anche la mia. Siamo sposati, nel caso le fosse sfuggito!
Anita sbuffò con disprezzo.
— Sposati… vedremo per quanto. Giorgio — si voltò verso di lui, che fino a quel momento era rimasto in silenzio — o me o lei. Decidi.
In cucina calò un silenzio pesante, quasi irreale. Elisa trattenne il fiato. Era il momento della verità. Per tre anni aveva sopportato offese e intrusioni, sperando che un giorno suo marito trovasse il coraggio di mettere dei limiti. Quel giorno era arrivato.
Giorgio impallidì, gli occhi che correvano dall’una all’altra.
— Mamma, non fare così… Non trasformare tutto in un ultimatum.
— Invece sì! — lo interruppe Anita. — Non tollero più l’arroganza di questa persona! O chiedi il divorzio o puoi considerarti senza madre!
A Elisa sembrò che il pavimento le mancasse sotto i piedi. Possibile che fosse pronta a spingersi fino a tanto?
— Mamma, non puoi parlare sul serio… — mormorò Giorgio.
— Parlo seriamente eccome! Sono stufa di essere umiliata! Tua moglie non mi rispetta, ti si mette contro, mi tratta come un’estranea! Non lo accetterò più!
Giorgio si trovava tra loro come tra incudine e martello. Elisa vedeva la lotta nei suoi occhi, la ricerca disperata di una via d’uscita.
— Calmiamoci — disse infine, con voce controllata. — Mamma, torna a casa. Riposati. Ne riparleremo quando saremo tutti più tranquilli.
— No! — batté il piede Anita. — Non mi muovo finché non mi dai una risposta. Chi scegli?
Giorgio inspirò profondamente e fissò la madre.
— Ti voglio bene. Sei mia madre e lo sarai sempre. Ma Elisa è mia moglie. Davanti agli uomini e davanti a Dio ho promesso di starle accanto. Non tradirò quella promessa.
Anita fece un passo indietro, come se quelle parole l’avessero colpita in pieno volto.
— Quindi scegli lei?
— Scelgo la mia famiglia — rispose Giorgio con fermezza. — E tu puoi farne parte, se lo desideri. Però devi rispettare mia moglie. E rispettare le nostre decisioni.
— Rispettare? — rise Anita con un suono stridulo. — Come potrei rispettare una che…
— Basta! — alzò la voce Giorgio, cosa che accadeva raramente. — Ti chiedo di andare via. Adesso. Quando ti sarai calmata, chiamami e parleremo con serenità.
La donna lo fissò come se stesse guardando uno sconosciuto.
— Ho cresciuto un figlio ingrato — sibilò tra i denti. — Ho sacrificato tutta la mia vita per te.
