Quella notte, però, il sonno non arrivò. Accanto a lei Enrico Vitali respirava pesantemente, già immerso in un riposo indifferente, mentre nella mente di Ginevra Serra i pensieri si accavallavano senza tregua: incredulità, irritazione, un senso di tradimento che le stringeva lo stomaco.
Gli toccò la spalla con decisione.
— Enrico… dormi?
Lui si mosse appena, infastidito.
— Mh? Che c’è adesso?
— Dimmi la verità. Pensi davvero che dovrei essere io a pagare il finanziamento di tua sorella?
Enrico emise un sospiro lungo, quasi teatrale.
— Ginevra, per favore. Ne parliamo domani.
— No. Adesso.
Lui si sollevò a sedere, passandosi una mano tra i capelli.
— Da noi funziona così. In famiglia ci si sostiene. Sempre.
Lei lasciò uscire una risata secca.
— Sostenere? Non prendiamoci in giro. Qui non si tratta di dare una mano: è come se mi stessero mettendo le mani in tasca in pieno giorno. Vogliono comprarsi l’auto nuova con i miei soldi.
— Hanno detto che restituiranno tutto…
— E tu ci credi davvero? — scattò lei, mettendosi a sedere a sua volta. — Ti ricordi quando tua madre ti ha chiesto quei soldi per la ristrutturazione? Li hai mai rivisti?
Enrico abbassò lo sguardo.
— Ma lei è mamma…
— Appunto! — Ginevra accese la luce sul comodino. — Io non diventerò il bancomat ufficiale dei Vitali.
Il mattino seguente chiamò Renata Marino, l’unica persona con cui poteva parlare senza filtri.
— Non immagini cosa si sono inventati — sbottò appena l’amica rispose. — Pretendono che mi accolli le rate della macchina di Ilaria!
— Stai scherzando? — esplose Renata. — E tuo marito?
— Peggio del previsto. Ripete la solita solfa: “famiglia, tradizione, ci si aiuta”.
— Dimmi che non stai pensando di accettare.
Ginevra esitò.
— Se cedo, mi schiacciano. Se rifiuto, rischio di rompere con tutti.
— E cosa perdi davvero? — ribatté Renata con durezza. — Già adesso ti trattano come un portafoglio con le gambe.
Quelle parole le rimasero addosso. Dopo la telefonata, Ginevra aprì il computer e iniziò a cercare informazioni sui debiti familiari. Trovò decine di testimonianze: storie di parenti manipolatori, di promesse mai mantenute, di risparmi evaporati. “Mai farsi carico dei prestiti altrui.” “Se cedi una volta, sarà per sempre.” “Solo i confini chiari salvano i rapporti.”
La sera il telefono squillò.
— Allora? Hai deciso? — La voce di Ilaria Testa era tesa, impaziente. — Domani dobbiamo andare in banca.
— Sto ancora valutando.
— Cosa c’è da valutare? Ho già detto a tutti che compriamo l’auto!
— Questo è un problema tuo — rispose Ginevra, sorpresa dalla fermezza che sentiva nella propria voce.
— Mi stai davvero dicendo di no? Alla famiglia?
— Non ho firmato io quel prestito. E non sarò io a pagarlo.
Dall’altra parte calò un silenzio gelido.
— Ora capisco. Aveva ragione mamma su di te. Sei solo…
Ginevra chiuse la chiamata prima di ascoltare il resto. Le mani le tremavano, ma dentro si stava consolidando qualcosa di solido, quasi granitico.
Un’ora più tardi fu Eleonora Basile a telefonare.
— Ginevra, questo comportamento è infantile — disse con tono severo. — Ilaria è in lacrime. Non ti vergogni? Sai almeno cosa significa essere una famiglia?
— Signora Basile, lo so benissimo. Proprio per questo non posso assumermi un debito che non è mio.
— Egoista! — scattò la donna, interrompendo la comunicazione.
Quando Enrico rientrò, trovò il tavolo coperto di fogli, estratti conto e una calcolatrice.
— Che stai facendo?
— Mi preparo — rispose lei, sollevando lo sguardo. — Ho deciso. Scriverò un rifiuto formale.
Lui la fissò, incredulo.
— Sei impazzita? Si offenderanno tutti.
— Che si offendano. È comunque meno costoso di perdere un milione e mezzo di euro dal nostro bilancio.
Enrico rimase in silenzio. Nei suoi occhi lei colse esitazione, ma anche qualcosa che somigliava a rispetto.
Nei giorni successivi l’aria in casa si fece tesa. Enrico appariva cupo, evitava le chiamate dei parenti e parlava poco. Ginevra, invece, lavorava con metodo: stampò il rendiconto familiare, suddivise le spese voce per voce, annotò le entrate, calcolò l’impatto preciso di quella somma sul loro futuro e preparò un documento chiaro, dettagliato, con tutte le cifre nero su bianco, pronta a dimostrare che la sua decisione non era frutto di capriccio ma di pura responsabilità.
