I parenti di suo marito arrivarono a pretendere che fosse lei, la nuora, a farsi carico del prestito per la loro automobile nuova, convinti che avrebbe accettato senza discutere. Non immaginavano minimamente quale risposta li stesse aspettando.
— Ginevra, hai saputo che stiamo per comprare una macchina nuova? — le domandò Ilaria Testa con un sorriso mellifluo, piegandosi leggermente verso di lei.
Il pranzo domenicale procedeva come sempre: tavola affollata, voci sovrapposte, piatti che passavano di mano in mano. Ginevra Serra sedeva accanto a Enrico Vitali, composta, osservando tutti con discrezione. Erano passati due anni dal matrimonio, eppure continuava a sentirsi un corpo estraneo in quella famiglia così compatta.
— No, non ne sapevo nulla — rispose con calma, sorseggiando il tè. — Che modello avete scelto?
— Una Kia! Dovresti vedere gli interni, sono splendidi! — esclamò Ilaria, quasi sollevandosi dalla sedia per l’entusiasmo. — Abbiamo già fatto il test drive. Domani potremmo ritirarla!

Dall’altro capo del tavolo, Eleonora Basile tossicchiò in modo eloquente.
— C’è solo un piccolo intoppo riguardo al pagamento.
Ginevra avvertì una fitta allo stomaco. Il tono non prometteva nulla di buono.
— Ginevra — riprese Ilaria abbassando la voce, come se stesse condividendo un segreto — ne abbiamo parlato tutti insieme. Tu hai uno stipendio fisso, sicuro. Lavori come contabile, da voi è tutto preciso, organizzato…
— E quindi? — domandò lei, posando con lentezza la forchetta.
— Pensavamo che potresti darci una mano con il finanziamento. Solo per un periodo limitato! Ti restituiremo tutto, parola nostra!
Il silenzio calò improvvisamente nella stanza. Gli sguardi si fissarono su di lei, in attesa, come se la richiesta fosse la cosa più naturale del mondo.
— Mi state chiedendo di pagare il vostro prestito auto? — scandì Ginevra.
— Non fraintendere — intervenne subito Eleonora. — È una questione di famiglia. Siamo una famiglia, no?
— Di che cifra stiamo parlando? — chiese Ginevra, mantenendo un’apparente tranquillità mentre dentro ribolliva.
— Appena un milione e settecentomila, diluiti in tre anni — rispose Ilaria con una scrollata di spalle, come se fosse una sciocchezza.
— Quanto?! — Il tè le andò quasi di traverso. — State parlando sul serio?
Cercò lo sguardo di Enrico. Lui fissava il piatto, evitando accuratamente i suoi occhi.
— Enrico, tu eri al corrente di questa… proposta?
— Ne abbiamo accennato — mormorò lui.
— E sei d’accordo?
— Ginevra, sono pur sempre i miei parenti… — disse con un’ombra di imbarazzo. — Ti ridaranno tutto.
— Certo che ti restituiremo ogni centesimo! — ribatté Ilaria con prontezza. — Non ti fidi di noi?
Nella mente di Ginevra scorrevano cifre e scadenze: il suo stipendio, il mutuo di casa, le bollette, la spesa quotidiana. E ora avrebbe dovuto aggiungere anche le rate di un’auto che nemmeno avrebbe guidato?
— Ho bisogno di riflettere — riuscì a dire.
— Riflettere su cosa? — si stupì Eleonora. — Sei parte della famiglia ormai. Qui ci si aiuta a vicenda.
— Esatto! — fece eco il nipote di Enrico. — Zia Ginevra, non essere tirchia!
Ginevra si alzò lentamente. — Io non ho mai acceso un prestito in vita mia. E di certo non ho mai pagato quello di qualcun altro. Datemi tempo.
— Allora è una questione di soldi? — insistette Ilaria, aggrottando la fronte. — Con la famiglia fai questi conti?
— Ilaria, basta — provò a intervenire Enrico, senza troppa convinzione.
— Non sto esagerando! Non siamo estranei!
Ginevra si rifugiò in cucina. Le mani le tremavano. Perché si sentiva quasi in colpa? Era un’assurdità. Aveva sempre lavorato sodo, risparmiato con attenzione, senza mai chiedere nulla a nessuno. E adesso avrebbe dovuto indebitarsi per un’auto altrui?
— Ginevra, che succede? — la raggiunse Enrico.
— Ti rendi conto di quello che mi stanno chiedendo? È quasi il mio stipendio di un anno intero!
— Troveranno il modo di restituirti tutto — disse lui, incerto.
— Quando? In che modo? Ilaria non ha un impiego stabile da cinque anni!
— Ma sono la mia famiglia…
— La tua famiglia — lo interruppe lei, con voce ferma. — E mi sembra che tu abbia già deciso senza nemmeno parlarmene.
In quell’istante qualcosa dentro di lei si assestò definitivamente. Non era più rabbia, ma lucidità. Non avrebbe pagato quel prestito. In nessun caso.
Quella sera, tornata a casa, il silenzio tra loro divenne più pesante di qualsiasi discussione, e quando si spensero le luci, Ginevra capì che la questione era tutt’altro che chiusa.
