«Sposami» — disse Enrico con calma disarmante offrendo a Viola la protezione che le era sempre mancata

Ingiustamente marchiata, merita amore e dignità.
Storie

In paese tutti sapevano che Viola Orlando era “segnata”. Quando frequentava il primo anno delle superiori, un commerciante ambulante di carne, di passaggio, l’aveva attirata con l’inganno in un capannone abbandonato. La voce si diffuse rapidamente, alimentata dai sussurri dietro le persiane socchiuse. I pettegolezzi si fecero ancora più insistenti quando quell’uomo regalò ai genitori di Viola un’auto nuova fiammante e, poco dopo, la denuncia presentata ai carabinieri venne ritirata. La faccenda fu insabbiata. Suo padre iniziò a girare orgoglioso per le strade del paese al volante della macchina nuova, mentre la madre evitava lo sguardo di chiunque le chiedesse notizie della figlia. Viola smise di andare a scuola; solo tempo dopo le consentirono di sostenere da privatista gli esami finali, consegnandole infine il diploma.

Quel giorno lei lo cancellò dalla memoria, come si strappa una pagina da un quaderno. Era successo, punto. E anche ciò che venne dopo. L’unico desiderio che le rimaneva era andarsene dalla casa dei suoi. Così accettò in fretta la prima proposta di matrimonio che ricevette. A chiederle di sposarlo fu il vicino, Ciro Palmieri, più grande di lei di quindici anni, appena rientrato dal carcere. Non le incuteva timore, ma non provava neppure amore: era cupo, beveva troppo e insisteva continuamente perché gli desse un figlio. All’alba usciva con le canne da pesca e tornava verso mezzogiorno con qualche carassio pieno di lische. Viola li friggeva nell’olio bollente, dopo averli passati nella farina, finché le spine diventavano così morbide da poter mangiare il pesce intero, se era piccolo.

Poi, un giorno, Ciro annegò. Il corpo riaffiorò tra le canne lungo la riva. Viola sentì un sollievo inatteso, pur provando compassione per quell’uomo. Da sola, però, tutto le sembrava più semplice: la casa era sua, la vita era sua. Se non fosse stato per i genitori, che abitavano proprio accanto e continuavano a trattarla come una ragazzina. Suo padre arrivò perfino a dirle:

— Torna qui da noi. In quella casa sistemeremo Davide Coppola con sua moglie.

Il fratello si era sposato due anni prima, portando in paese una ragazza del comune vicino. Lei era ormai prossima al parto, e per tutti era evidente che lasciare ai giovani la casa di Viola fosse quasi un dovere naturale.

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Amore o Soldi