Tancredi rimase a lungo senza parlare, come se quelle parole gli avessero tolto il fiato.
— Maddalena… davvero pensi che io non abbia capito nulla?
Lei lo osservò con una stanchezza che non era rabbia, ma disillusione.
— Non hai capito abbastanza — rispose piano.
Lui si sedette sulla panca dell’ingresso, accanto al muro. — Allora spiegamelo. Aiutami a capire.
Maddalena lo studiò in silenzio. Le tempie brizzolate, lo sguardo affaticato, le rughe leggere attorno agli occhi. Era il volto che conosceva da una vita. Il volto che aveva amato.
— Tancredi… mi ami?
Lui sollevò la testa di scatto. — Ma che domanda è? Certo che ti amo!
— E allora perché ieri sei rimasto zitto mentre tua madre mi umiliava?
— Te l’ho detto… non avrebbe dovuto parlarti in quel modo…
— Adesso lo dici. Ieri no. — La sua voce si incrinò appena. — Ieri, come tante altre volte, sei rimasto in silenzio. E non solo ieri. Da trentacinque anni.
Tancredi si passò una mano sulla fronte. — È mia madre. Come potrei risponderle male?
— E a me si può rispondere male? Con me si può tacere?
— Non è la stessa cosa…
— È esattamente la stessa cosa! — Maddalena si alzò in piedi. — Anch’io sono una persona. Anch’io ho un limite.
Lui abbassò lo sguardo verso il pavimento.
— Sai una cosa? — continuò lei, con voce più ferma. — In fondo tua madre ha ragione su un punto. Sono cambiata.
— In che senso?
— Prima avevo paura. Paura di ferirti, paura di essere giudicata, paura di non essere accettata. Mi ripetevo che dovevo sopportare, che prima o poi sarebbe andata meglio.
— Ma è andata meglio…
Maddalena lasciò sfuggire una breve risata amara. — Meglio? Mi ha “accettata” come si accetta una domestica: silenziosa, obbediente, sempre pronta a chiedere scusa.
— Stai esagerando…
— No. — Tornò a sedersi e gli prese la mano. — Ascoltami davvero, Tancredi. Ti prego.
Lui annuì.
— Sono stanca di dover giustificare ogni parola. Stanca di sentirmi sempre quella che sbaglia. Stanca di vivere in una casa dove il rispetto dipende dall’umore di qualcun altro.
— Io ti rispetto.
— Allora perché non mi hai mai difesa? In trentacinque anni non le hai mai detto “basta”.
Quelle parole rimasero sospese. Tancredi tacque a lungo, poi sospirò profondamente.
— Forse… mi sono abituato.
— Esatto. Tu ti sei abituato. Io no. Io non voglio più farlo.
Lo sguardo di lui cadde sulla valigia rimasta in mezzo al corridoio. — E adesso? Te ne andresti davvero?
— Non lo so — rispose sincera. — Dipende da te.
— Da me?
— Non voglio distruggere la nostra famiglia. Ma non posso continuare come prima.
— Cosa vorresti, allora?
— Vorrei un marito, non un figlio devoto. Vorrei che la mia opinione contasse. Vorrei che in casa nostra non si ricevano ordini.
— Non dà ordini…
— Li dà. E lo sai anche tu.
Tancredi si alzò e iniziò a camminare nervosamente avanti e indietro.
— Come faccio a spiegarle una cosa del genere? È sempre stata così…
— E allora è il momento che impari a dirle che qualcosa deve cambiare.
— È facile a dirsi.
Maddalena gli si avvicinò. — Scegli, Tancredi. O decide lei per noi, oppure decidiamo noi. Non esiste una via di mezzo.
Lui rimase immobile, poi la strinse tra le braccia.
— Va bene. Proviamoci.
— Proviamo cosa?
— A vivere diversamente. Senza che ogni scelta passi prima dal giudizio di mia madre.
— E se si offenderà?
Tancredi fece un mezzo sorriso stanco. — Si offenderà. Poi le passerà. Dove vuoi che vada?
Per la prima volta quel giorno, Maddalena sorrise davvero.
— Allora posso disfare la valigia?
— Sì. Rimettila a posto.
Lei tornò in camera e iniziò a sistemare i vestiti nell’armadio. Tancredi rimase appoggiato allo stipite, a guardarla.
— Maddalena?
— Dimmi.
— La cena di ieri… era davvero così buona come pensavo?
Lei lo guardò divertita. — Certo che sì.
— Lo immaginavo. A mia madre “sembrava” solo il contrario.
Quella sera Ornella Farina telefonò. Parlò a lungo con il figlio, concitata. Maddalena ascoltava soltanto le risposte di Tancredi.
— No, mamma, non è successo niente di grave… Sì, stiamo bene… Nessuno vuole escluderti… Vogliamo solo chiarire alcune cose… Cosa? Beh, convivere con rispetto, ecco…
Quando riattaccò, la fissò.
— Domani passa di qui. Vuole parlare.
— Che venga — disse Maddalena con calma. — Ma questa volta sarà diverso.
— Diverso come?
— Parleremo da adulti. Da pari. Non sono più una ragazza da rimproverare.
Tancredi annuì lentamente. — Ho capito.
E Maddalena sentì che qualcosa, dentro quelle mura, si era spostato. Forse non era una rivoluzione. Forse non sarebbe stato semplice. Ma era un inizio.
Dopo tanti anni, per la prima volta, ebbe la sensazione che quella casa potesse davvero diventare casa sua.
