«E, sinceramente, sarebbe meglio che fosse lei ad andarsene. Io non voglio scenate» — confida Ettore alla madre mentre Rachele, nascosta dietro lo stipite, resta senza fiato

Inaccettabile dolore, meritava molto meglio.
Storie

— Glielo dici chiaramente: che torni dalla sua gente. Se la vedano loro con lei. E qui, finalmente, potremo ricominciare a vivere. Vedrai, perfino l’aria diventerà più leggera quando vi sarete lasciati.

Rachele non rimase ad ascoltare altro. Le parole le rimbombavano in testa come colpi secchi. Ecco la verità, dunque. Lui la stava sopportando. Aspettava soltanto che fosse lei a farsi da parte, che se ne andasse senza scenate. Le ginocchia le cedettero per un istante, ma si impose di restare dritta, di non crollare proprio adesso.

Così stavano le cose. Ecco perché Ettore De Luca aveva sempre evitato il discorso dei figli. Certo. Per quale motivo avrebbe dovuto costruire una famiglia con lei, se ciò che gli interessava davvero erano i suoi soldi?

Di denaro, a Rachele, non ne era mai mancato. Ricopriva un incarico ben retribuito e stabile. Ma aveva sempre creduto che, in un matrimonio, il conto in banca fosse secondario. Non voleva diventare la donna che rinfaccia ogni regalo o che fa pesare ogni spesa. Per questo, in quell’istante, le tornarono alla mente tutte le volte in cui aveva sostenuto Ettore senza esitazione.

Era stata lei a pagargli i corsi di specializzazione quando lui aveva deciso di cambiare lavoro. Una cifra importante, certo, ma l’aveva fatto con entusiasmo: voleva vederlo crescere professionalmente. Anche durante le vacanze era sempre lei a occuparsi di tutto, dalle prenotazioni ai biglietti. E lui, puntualmente, sospirava dicendo che costava troppo.

Ora quei commenti le apparivano sotto una luce diversa. Non erano semplici osservazioni: erano frecciate mascherate. Si lamentava di non potersi permettere il piatto più caro al ristorante, ricordandole che il suo stipendio non era paragonabile al suo. E lei, per amore, era pronta a offrirgli il mondo.

Persino la ristrutturazione dell’appartamento, iniziata sei mesi prima, era stata finanziata quasi interamente da lei. Ettore brontolava, diceva che si poteva fare qualcosa di più modesto. Ma Rachele sognava una casa accogliente, elegante, un luogo che parlasse di loro.

E l’auto? Un brivido le attraversò la schiena. Rammentò le interminabili discussioni in concessionaria. Lui esitava, sosteneva che fosse un passo troppo grande. Lei gli aveva proposto di aiutarlo, persino di accendere un prestito se necessario. Per fortuna non erano arrivati a quel punto. E poi i dettagli: lo smartphone nuovo per il suo compleanno, l’orologio costoso per l’anniversario di nozze, le cene fuori pagate quasi sempre da lei.

Un nodo doloroso le serrò la gola. Ogni gesto era nato da un sentimento sincero. E invece, a quanto pareva, Ettore aveva semplicemente deciso di vivere alle sue spalle.

In silenzio, Rachele si voltò e si rifugiò in camera da letto. Le lacrime le offuscavano la vista, ma continuava a sbattere le palpebre con ostinazione, rifiutandosi di piangere. Dentro sentiva ribollire rabbia e delusione. Aprì l’armadio, prese la valigia e la posò sul letto. Le mani le tremavano mentre vi gettava dentro vestiti alla rinfusa, senza preoccuparsi delle pieghe o dell’ordine. Voleva solo una cosa: andarsene al più presto da quella casa.

Poi abbassò lo sguardo sulla fede nuziale. Con un gesto lento, quasi doloroso, la sfilò dal dito.

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Amore o Soldi