«Ma l’appartamento sarà intestato a me» — rispose Ilaria con voce ferma, fissando Eleonora Barone

Una scelta coraggiosa e liberatoria, inevitabilmente dolorosa
Storie

L’affermazione della suocera cadde come una frustata.

— I tuoi soldi? — la derise Eleonora Barone con un sorriso tagliente. — E chi ti ha mantenuta per tre anni? Chi ti ha vestita, chi ti ha dato da mangiare? Mio figlio!

Era una menzogna bella e buona. Ilaria lavorava come insegnante e il suo stipendio non era affatto inferiore a quello di Gabriele. Le spese, fin dal primo giorno, erano sempre state divise in modo equo. Ma discutere con Eleonora non aveva senso: nel suo universo esisteva una sola verità, la sua.

— Mamma ha ragione — intervenne Gabriele, senza esitazione. — Io mi sono preso cura di te, e tu mi ripaghi così?

— Gabriele, lavoriamo entrambi, contribuiamo entrambi alle spese di casa — cercò di spiegare Ilaria, mantenendo un tono calmo. — E quei soldi li ho ereditati da mia nonna. Non fanno parte del bilancio familiare.

— Tutto riguarda la famiglia! — strillò Eleonora. — In una famiglia perbene non esistono “mio” e “tuo”!

Ilaria strinse i pugni. — Allora perché la casa al mare è intestata solo a lei? — ribatté, incapace di trattenersi oltre. — E perché anche l’auto di Gabriele è registrata esclusivamente a suo nome?

Per un attimo Eleonora rimase spiazzata, poi recuperò subito il controllo.

— Non è la stessa cosa! Un uomo deve avere delle proprietà! Una donna, invece… una donna deve fidarsi del marito!

— Io mi fido di Gabriele — disse Ilaria, guardando il marito negli occhi. — Ma fidarsi non significa consegnare tutto quello che possiedo.

— Sei egoista! — sbottò Gabriele. — Pensi solo a te stessa!

Quelle parole la colpirono come uno schiaffo. Egoista? Lei che per tre anni aveva sopportato ogni frecciata della suocera, cucinato per tutti, lavato, pulito. Lei che ogni fine settimana accompagnava Eleonora tra negozi e visite mediche.

— Sapete una cosa? — disse infine, alzandosi in piedi. — Sono stanca. Continuiamo domani.

— Non vai da nessuna parte! — Eleonora balzò in piedi a sua volta. — Qui si decide tutto adesso! Gabriele, dille qualcosa!

— Ilaria, siediti — ordinò lui con voce secca. — Mamma deve parlare.

Ma Ilaria non si sedette. Rimase in piedi, osservando quelle due persone convinte di avere il diritto di decidere sulla sua vita, sui suoi soldi, sulle sue scelte.

— No — rispose piano, ma con fermezza. — Vado a dormire. Se avete qualcosa da discutere, fatelo senza di me.

Si voltò e si diresse verso la camera da letto, lasciando Gabriele ed Eleonora nel soggiorno, immobili per lo stupore. Alle sue spalle arrivarono le proteste indignate della suocera, ma Ilaria non si girò.

In camera chiuse la porta a chiave e vi si appoggiò con la schiena. Il cuore le batteva all’impazzata. Sapeva di aver oltrepassato un confine invisibile, di aver infranto le regole non scritte di quella famiglia, dove la parola della suocera era legge e la nuora doveva solo obbedire.

Il telefono vibrò. Un messaggio dell’amica Aurora Fontana: «Allora, hai comprato l’appartamento? Congratulazioni!»

Ilaria sorrise amaramente. Sì, lo aveva comprato. Ma a quale prezzo?

Nei giorni successivi in casa regnò una tensione soffocante. Gabriele la ignorava apertamente, Eleonora sospirava di continuo portandosi la mano al petto come se stesse per svenire. Ilaria sopportava in silenzio quel boicottaggio emotivo, consapevole che qualsiasi tentativo di pace avrebbe solo acceso un nuovo incendio.

Venerdì sera, tornando dal lavoro, la attendeva un’altra sorpresa. In salotto non c’erano solo Gabriele ed Eleonora, ma anche Caterina Testa, la zia di Gabriele, sorella di Eleonora.

— Eccola che arriva! — esclamò subito Eleonora. — Caterina, guardala bene! Questa signora non vuole fidarsi di mio figlio!

Caterina scrutò Ilaria dalla testa ai piedi. — Sì, ho sentito la storia. Molto brutto, Ilaria, davvero brutto. Nella nostra famiglia queste cose non si fanno.

— Nella vostra famiglia non è previsto che una donna abbia qualcosa di suo? — chiese Ilaria con calma.

— Non rigirare la frittata! — ringhiò Eleonora. — Qui si parla di fiducia! Di valori familiari!

— Esatto — confermò Caterina. — Mia figlia, quando si è sposata, ha intestato tutto al marito. Casa, macchina. E vivono felici.

Ilaria conosceva bene quella storia: dopo due anni quel matrimonio era finito e la figlia di Caterina era rimasta senza nulla. Ma dirlo ad alta voce sarebbe stato inutile.

— Ilaria, siediti — disse Gabriele indicando una sedia. — Zia Caterina è venuta apposta per parlare con te.

— Parlare di cosa? — rispose lei, restando in piedi. — L’appartamento è già stato acquistato ed è intestato a me.

— Proprio di questo stiamo parlando! — Eleonora tirò fuori alcuni fogli. — Gabriele ha trovato la soluzione. Puoi trasferire l’appartamento con una donazione! Ecco il contratto, devi solo firmare.

Ilaria rimase senza parole. Pensavano davvero che avrebbe regalato l’appartamento comprato con i soldi di sua nonna?

— No — disse seccamente.

— Come sarebbe a dire no?! — esplose Caterina. — Ma chi credi di essere per parlare così?! Eleonora ti ha accolto in famiglia e tu…

— E io cosa? — la interruppe Ilaria. — Lavoro, guadagno, mando avanti la casa. Sono una buona moglie per Gabriele. Ma questo non significa che debba rinunciare a tutto!

— Invece sì! — urlò Eleonora. — Devi rispettare tuo marito! Devi fidarti!

— Lo rispetto e mi fido — replicò Ilaria, sentendo la rabbia salire. — Ma il rispetto non significa annullarmi!

— Come ti permetti di parlare così?! — Eleonora si alzò di scatto. — Gabriele, senti cosa dice?!

— Basta, Ilaria — disse anche lui alzandosi. — Non ti stai comportando in modo normale. Firma e chiudiamola qui, questo circo.

— Non sono io quella che si comporta in modo assurdo — scoppiò a ridere amaramente Ilaria. — Avete organizzato una riunione di famiglia per portarmi via la casa!

— Nessuno vuole portar via nien—

Continua l’articolo

Amore o Soldi