«Forse dovremmo far entrare anche la donna delle pulizie? Magari è lei che ci darà una diagnosi?» — la voce tagliente del direttore sanitario rimbombò nella sala riunioni

Ingiusto e toccante, umiliazione che scuote
Storie

Che cosa rappresentava ancora, agli occhi di quelle persone? Nessuno, probabilmente. Eppure la sua vita non era sempre stata così marginale.

Con la coda dell’occhio Anita Conti scorse il telo del proiettore acceso accanto alla cattedra: grafici che salivano e scendevano, valori di pressione, frequenza cardiaca, referti di laboratorio. I medici discutevano animatamente, indicando le cifre con le penne, ma il nodo restava irrisolto. Il paziente non era uno qualunque: Francesco Sorrentino, magnate dall’enorme patrimonio. Era stato ricoverato dopo essere svenuto nella sua villa e da allora giaceva in rianimazione, incosciente, con parametri che peggioravano di ora in ora. Analisi su analisi, risonanze, consulti: nessun infarto, nessun ictus, nessuna infezione evidente. Eppure l’uomo si stava spegnendo.

Anita aveva colto quei frammenti di conversazione al mattino, mentre puliva il corridoio. Le infermiere bisbigliavano che, se l’oligarca fosse morto, qualcuno avrebbe pagato caro l’insuccesso. Il direttore sanitario non aveva chiuso occhio, passando la notte in contatto con la capitale. Alla fine era stata presa una decisione: riunire tutti gli specialisti per arrivare alla verità. E, inspiegabilmente, avevano trascinato dentro anche lei, una semplice addetta alle pulizie.

Giorgio Fabbri, il primario, fece un gesto ampio con la mano, ostentando un rispetto quasi teatrale, come a invitarla ad avvicinarsi e a parlare.

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