— Forse dovremmo far entrare anche la donna delle pulizie? Magari è lei che ci darà una diagnosi, — la voce tagliente del direttore sanitario rimbombò nella sala riunioni.
Tra le file dei medici serpeggiò qualche risatina nervosa. Nell’ampio auditorium era in corso un consulto d’urgenza per un paziente gravissimo: un oligarca molto noto, precipitato all’improvviso in uno stato di coma. Le menti più brillanti dell’ospedale stavano analizzando ogni ipotesi, ma senza arrivare a una spiegazione convincente. Il primario, Giorgio Fabbri, un uomo alto dai capelli ormai bianchi, camminava avanti e indietro davanti al podio con passi irrequieti. Aveva convocato il consiglio clinico perché il malato, potente e influente, stava morendo e nessuno era riuscito a individuarne la causa.
La tensione cresceva minuto dopo minuto e, perdendo la pazienza, Fabbri lasciò cadere quella battuta velenosa, un chiaro affondo contro l’impotenza dei colleghi. Proprio allora, sulla soglia apparve una donna minuta con un camice azzurro, esitante. Era Anita Conti, l’addetta alle pulizie: stava lavando i pavimenti del reparto accettazione quando un annuncio all’altoparlante l’aveva convocata d’urgenza nella sala conferenze.
Il cuore le balzò in gola. Aveva forse lasciato qualche angolo sporco? Qualcuno dei dirigenti aveva deciso di rimproverare il personale per la scarsa pulizia? Orazio Bellini, anziano medico internista, si schiarì la gola con imbarazzo, mentre tutti gli sguardi si spostavano verso la porta, in attesa di capire cosa sarebbe successo subito dopo.
