Le richieste messe nero su bianco erano talmente sproporzionate da rasentare il grottesco. Ruggero Pagano domandava che gli venisse riconosciuta la proprietà del cinquanta per cento dell’appartamento, sostenendo di avervi eseguito, durante il matrimonio, “interventi strutturali non separabili, tali da incrementarne in modo sostanziale il valore”. A supporto di quella tesi seguiva un elenco minuzioso delle presunte opere: una mensola fissata nel bagno, la sostituzione del rubinetto in cucina, una mano di vernice data alla parete del soggiorno e, come se non bastasse, la dichiarazione di aver “provveduto con regolarità al pagamento delle utenze, contribuendo così alla conservazione dell’immobile”.
Quando l’avvocato concluse la lettura, il giudice — una donna anziana, dal volto stanco e segnato — sollevò gli occhi dai fascicoli e li posò su Teodora Marchetti.
— Qual è la sua posizione in merito? — chiese con tono neutro.
Teodora si alzò lentamente. Non parlò di sentimenti traditi, né di umiliazioni o promesse infrante. Scelse un altro registro. Quello che conosceva meglio: il linguaggio dei fatti.
— Signor Giudice — esordì con voce ferma — la domanda presentata dal mio ex marito è priva di qualsiasi fondamento giuridico. L’immobile in questione è di mia esclusiva proprietà ed è stato acquistato prima del matrimonio, come risulta chiaramente dall’atto notarile.
Fece scivolare il documento sul tavolo.
— Per quanto riguarda i cosiddetti “lavori non separabili”… — continuò, porgendo altri incartamenti — qui sono raccolte tutte le prove. Questo è lo scontrino della famosa mensola del bagno: costo, 800 €. Qui invece c’è la fattura dell’idraulico, intervenuto dopo che il signor Pagano aveva tentato di “riparare” il rubinetto, causando un allagamento nell’appartamento sottostante. Il danno ammontava a 50.000 €, somma che ho saldato interamente con il mio stipendio. E queste — aggiunse mostrando alcune fotografie — sono le immagini della parete del soggiorno da lui imbiancata: striature irregolari, macchie di vernice sul parquet. A seguito di ciò, sono stata costretta ad affidare la ristrutturazione completa della stanza a una ditta specializzata.
Un documento dopo l’altro, il tavolo del giudice si riempì.
— Quanto alle spese condominiali e alle utenze… — accennò un sorriso controllato — qui trovate i miei estratti conto degli ultimi dieci anni. Come si può vedere, il novanta per cento dei pagamenti risulta effettuato da me. E qui — aggiunse porgendo un altro foglio — c’è l’estratto del conto del mio ex marito nello stesso periodo: investimenti tutt’altro che marginali in canne da pesca costose, viaggi dedicati alla pesca sportiva e dispositivi elettronici di vario genere.
Teodora concluse il suo intervento. Nella sala calò un silenzio compatto. L’avvocato di Ruggero Pagano lanciò al proprio cliente uno sguardo irritato. Ruggero, invece, era livido: il castello di pretese costruito sull’idea di una “divisione equa” si stava sgretolando davanti a tutti.
— Alla luce di quanto esposto — riprese Teodora, rivolgendosi al giudice — non solo ritengo infondata qualsiasi richiesta di partecipazione alla proprietà del mio appartamento, ma potrei sostenere che il mio ex marito abbia maturato, negli anni, un debito economico nei miei confronti per aver vissuto a mie spese. Tuttavia, diversamente da lui, non intendo presentare il conto del passato. Chiedo soltanto che venga applicata la legge.
La decisione arrivò in pochi minuti. La domanda di Ruggero Pagano fu respinta in ogni sua parte.
Nel corridoio del tribunale, Ruggero la raggiunse.
— Tu… — sibilò — mi hai distrutto. Mi hai umiliato davanti a tutti.
— No, Ruggero — rispose Teodora, fissandolo per l’ultima volta. Non c’era rabbia nei suoi occhi, né odio. Solo una fredda, distante compassione. — Ti sei distrutto da solo, nel momento in cui hai deciso che il mio amore e la mia casa fossero merce da spartire.
Poi si voltò e percorse il lungo corridoio riecheggiante del palazzo di giustizia senza voltarsi indietro. Sapeva che davanti a sé c’era una vita nuova, finalmente libera. Una vita nel suo spazio, riconquistato al passato. E in quella vita non ci sarebbe mai più stato posto per chi vive aspettandosi una “quota”.
