«È tua» — dice Cecilia con calma, porgendo a Ruggero il contratto di un monolocale di diciotto metri quadri come regalo di addio

Finalmente libera: una scelta giusta e feroce
Storie

— ribatté la figlia senza esitazione. — È l’eredità di mamma!

— Silenzio, voi giovani! — tagliò corto Ruggero Gallo uscendo nel corridoio mentre infilava la giacca. — Io vado al turno serale. Cecilia, quando torno voglio una risposta. Quella giusta. Non vorrai mica essere tu a mandare in pezzi la famiglia, vero?

La porta si chiuse con uno schianto secco.

Cecilia Monti rimase immobile per qualche secondo, poi si lasciò cadere sullo sgabello della cucina. “Distruggere la famiglia”. Quella frase le ronzava nelle orecchie da vent’anni, sempre uguale, sempre usata come una catena. Non poteva ambire a una promozione, perché Ruggero si sarebbe sentito “sminuito”. Non poteva concedersi una vacanza con le amiche: “una moglie perbene viaggia solo col marito”, cioè alla casa di campagna di Paola Martini, a dissodare l’orto e raccogliere patate. Non poteva nemmeno comprarsi un profumo costoso: “tanto stai sempre in casa, e per la fabbrica basta due spruzzi di colonia”.

Era cresciuta così, sotto il peso costante di quel “si fa così”. E adesso quel principio non scritto pretendeva che lei consegnasse quindici milioni di euro a un uomo che considerava il massimo della virilità acquistare un SUV Patriot a rate.

Prese il telefono e chiamò Miranda Mariani, sua cugina. Miranda lavorava allo sportello comunale, era divorziata, ironica fino al cinismo e dotata di una lucidità che faceva male.

— Mirà, ciao. Serve il tendone? — chiese Cecilia con voce stanca.

— Circo itinerante? — rispose Miranda con una risata secca. — Dal tono direi lo spettacolo firmato Paola Martini.

Cecilia raccontò tutto, senza tralasciare nulla. Dall’altra parte della linea Miranda non la interruppe; respirava piano, come quando stava per dire qualcosa di importante.

— Ceci, — disse infine, — ti racconto una storia. Da noi lavorava Serena Leone. Una donna silenziosa, invisibile. Suo marito? Una copia del tuo Ruggero, solo con un altro taglio di capelli. Anche lui “capofamiglia”. Un giorno Serena ereditò dalla nonna una casetta fuori città. Piccola, ma sua. — Miranda fece una pausa, probabilmente per accendersi una sigaretta. — E il marito partì con la solita cantilena: “Non è giusto, deve essere intestata a me, sono io l’uomo, la sistemo, investo, la faccio fruttare”. Serena firmò. Sai cosa successe sei mesi dopo?

— Cosa? — sussurrò Cecilia.

— Lui vendette la casa. Comprò un bilocale in periferia e, ovviamente, lo intestò a sua madre. Serena la buttò fuori dicendole: “Non sei alla mia altezza, sei una pezzente”. Quando venne da me per i documenti del divorzio le tremavano le mani, non riusciva nemmeno a tenere la penna. Continuava a ripetere: “Ma lui… lui era il capo…”.

— E tu cosa le dicesti? — chiese Cecilia.

— Le dissi una cosa semplice: il capo è quello che porta qualcosa in casa. Chi invece porta via tutto ha un altro nome. Che comincia per “L”. Ladro.

Cecilia restò in silenzio.

— Ascoltami bene, — continuò Miranda, ora senza ironia. — Quei soldi sono tuoi. Sono un’occasione per te e per i tuoi figli. Ruggero… se è davvero un uomo, sopravvivrà al fatto che sua moglie abbia dei soldi. E se invece è solo un operaio con la mentalità da pollaio, dimmi: perché dovresti tenerti un “bene” che non vale nulla? Liberatene. È fuori mercato.

Cecilia chiuse la chiamata. Si avvicinò allo specchio dell’ingresso. La guardava una donna di quarantacinque anni, bella, stanca, segnata da anni di rinunce. Portò il polso al naso. Il suo Amouage. Incenso, rosa e libertà. Lo aveva comprato con l’ultima gratifica, di nascosto da Ruggero.

La sera lui rientrò furioso. Il turno doveva essere stato massacrante: puzzava come se avesse abbracciato mezzo allevamento.

— Allora? — ringhiò appena varcata la soglia. — Quando andiamo a fare la delega?

Cecilia era seduta in poltrona. Calma. I ragazzi, intuendo la tempesta, erano rintanati nella loro stanza.

— Mai, Ruggero, — disse piano.

— Come hai detto?! — fece un salto. — Sei impazzita? Che ti passa per la testa, stupida?

— Mi passa per la testa di comprare una casa a ciascun figlio, così possono vivere serenamente. E una piccola per me.

— E io?! — urlò lui. — E io cosa prendo?! E il SUV?!

— Tu, Ruggero, — Cecilia si alzò. Nella voce comparve quel tono d’acciaio che i clienti rispettavano. — Tu avrai la tua parte di questo appartamento. In sede di divorzio.

Ruggero sbiancò, poi arrossì.

— Divorzio? Tu… tu osi? Per dei soldi?!

— No. Non per i soldi. Per il Patriot.

Lui non colse l’ironia. Afferrò il telefono. — Mamma! Mamma, lei ci tradisce! Vuole lasciarmi!

Quella che seguì fu una mezz’ora degna di una recita amatoriale. Paola Martini arrivò come una furia, dopo quaranta minuti. Entrò senza salutare.

— Vergognati! — strillò ignorando i nipoti. — Vuoi spogliare mio figlio?!

— Paola, — rispose Cecilia senza alzare la voce, — gli lascio metà dei beni comuni. Questo appartamento. L’eredità è mia.

— Tua un corno! — Ruggero tornò all’attacco. — L’hai ricevuta da sposata, quindi è nostra!

— Papà, — intervenne Tommaso Sanna con il portatile aperto, — codice civile, articolo trentasei. I beni ricevuti per successione restano personali. Sono di mamma.

Paola Martini lo fissò come un traditore.

— Ti credi furbo? Proprio come lei…

— Grazie, — sorrise Cecilia.

— Cecilia! — Ruggero giocò l’ultima carta. — Io… io ti amo!

Cecilia rise piano. — Ruggero, l’amore non è “dammi”. È “tieni”. Tu cosa mi hai mai dato, a parte i problemi della fabbrica?

Fu un colpo secco. Ruggero si portò la mano al petto. Paola iniziò a cercare le gocce.

— Lo stai ammazzando! — sibilò.

— Sensibile, — annuì Cecilia. — Ruggero, chiederò il divorzio. E la divisione di questa casa.

— Non te lo concedo! — urlò lui, improvvisamente guarito.

— Me lo concederai, — disse lei guardando l’orologio. — Ora basta. Domani ho una giornata difficile. Paola, credo che stanotte Ruggero dormirà da te.

Paola rimase immobile, il bicchiere sospeso. In quell’istante capì che qualcosa si era definitivamente spezzato.

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Amore o Soldi