«Conta che finalmente ho capito qual è il mio posto. E di certo non è dentro la vostra famiglia» — si alza e raggiunge la finestra mentre i fuochi d’artificio esplodono fuori

Finalmente libera dall'oppressione familiare, fiera e rinata.
Storie

— Mamma ha detto che è meglio se resti a casa. Quest’anno sarà una festa strettamente familiare.

Dario Gallo non alzò nemmeno lo sguardo dal telefono. Beatrice Neri rimase immobile in cucina, lo straccio sospeso tra le dita. Ventisette dicembre: mancavano tre giorni a Capodanno e, senza troppi giri di parole, era stata cancellata dalla famiglia. Di nuovo.

— In che senso… restare a casa?

— Proprio così. Non è che tu possa infilarti ovunque, no? L’appartamento di mamma non è mica elastico — disse finalmente sollevando gli occhi, con un’espressione sorpresa, come se lei avesse fatto una domanda sciocca. — Però ha chiesto che tu cucini. Ecco l’elenco.

Le porse un foglio, fitto della grafia tondeggiante di Lucrezia Serra. Beatrice lo prese con due dita, come se scottasse.

Aspic. Tre tipi di insalata. Pesce al forno. Torte salate di carne e dolci alle mele. Taglieri di salumi. In fondo, una nota: «E ricordati di impiattare con cura, Beatricina. Ci saranno ospiti».

Ospiti. Per loro c’era posto. Per lei, no.

— Quindi dovrei cucinare per venti persone, ma non sedermi a tavola — disse Beatrice.

Non era una domanda. Se lo stava ripetendo ad alta voce, per sentire che suono avesse.

— Esatto. Lo capisci anche tu, no? È il loro giro. Ti sentiresti fuori posto.

Dodici anni di matrimonio. Dodici anni passati a preparare pranzi e cene per quella parentela: feste, compleanni, onomastici. A tavola l’avevano fatta sedere forse tre volte. Il resto del tempo: riscaldare, servire, sparecchiare, lavare.

— Va bene — rispose Beatrice.

Dario annuì e tornò a fissare lo schermo.

Il ventinove era al supermercato, davanti al banco della carne per l’aspic. Mezza mensilità se ne andava lì: proprio quei soldi messi da parte per il cappotto invernale. Beatrice prese la carne e la mise nel carrello. Poi il salmone, gli avocado, l’ananas per le insalate. A Lucrezia Serra piaceva che tutto fosse “come si deve”.

A casa cucinò, affettò, mescolò. Le mani lavoravano da sole. Il trenta dicembre si alzò all’alba, pronta a continuare senza fermarsi.

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Amore o Soldi