«Non più» — rispose Elena piano, fredda sulla soglia mentre usciva stringendo Giada al petto

Ingiustizia devastante, risposta ferma e ammirevole
Storie

…le rispondevo che sarebbe successo presto, anche se ormai quella promessa suonava fragile persino alle mie orecchie.

Una notte, rientrata da un turno particolarmente massacrante, persi la pazienza. Presi il telefono e chiamai di nuovo Davide Sorrentino. La linea squillò a lungo, poi qualcuno rispose. Non era la sua voce.

— Pronto?

Sentii il gelo risalirmi lungo le dita.

— Mi scusi… Davide Sorrentino è lì? — chiesi con un filo di voce.

Dall’altra parte seguì una breve esitazione.

— È sotto la doccia — disse una donna, con tono tranquillo. — Chi lo cerca?

Riagganciai senza aggiungere altro.

Il cuore martellava come impazzito. Rimasi seduta sul bordo del letto, stringendo il telefono, incapace di dare un senso a ciò che era appena successo. La mente cercava appigli: un’infermiera, una vicina, una parente lontana. Eppure quella calma, quella sicurezza nella voce, non avevano nulla di casuale.

Mezz’ora dopo, Davide richiamò.

— Elena, mi avevi telefonato? Avevo il cellulare in un’altra stanza.

— Chi ha risposto prima? — domandai piano.

— Avrà sbagliato linea qualcuno… qui la connessione fa scherzi strani.

Parlava in fretta, con un nervosismo malcelato, come se temesse ogni parola in più. Non insistetti. Dissi solo che ero stanca e chiusi la chiamata.

Quella notte dormii a sprazzi. I pensieri si accavallavano, l’ansia premeva sul petto, ma mi ostinavo a credere che esistesse una spiegazione razionale.

Passò un’altra settimana. Davide smise del tutto di farsi sentire.

Fu allora che decisi di andare da lui.

Presi qualche giorno di permesso, preparai per Giada Marchetti uno zainetto leggero e le raccontai che saremmo andate a trovare la nonna. Lei si illuminò, chiacchierò per tutto il viaggio, immaginando la sorpresa del papà nel vederci arrivare all’improvviso.

La casa di Renata Vitali, a Faenza, ci accolse con un silenzio innaturale. Nel cortile c’era un’auto che non avevo mai visto. Il cancelletto era socchiuso. Bussai: nessuna risposta. Spinsi piano la porta, che si aprì lentamente.

Ed è in quel momento che sentii le voci.

— Avevi detto che non sarebbe venuta — sbottò una donna, irritata.

— Non pensavo che avrebbe mollato tutto e sarebbe arrivata fin qui con la bambina — rispose Davide.

— Hai intenzione di spiegarle qualcosa, prima o poi?

Mi bloccai. Giada mi stringeva la mano, ignara.

— Dopo. Adesso no — disse lui, a bassa voce. — Mia madre è ancora in casa.

— Quale madre? — rise la donna con sarcasmo. — È in clinica da due settimane.

La vista mi si offuscò.

Spinsi la porta con decisione ed entrai nell’ingresso. Davide era accanto al tavolo della cucina. Al suo fianco, una bruna alta, sui trentacinque anni, in vestaglia.

Impallidì.

— Elena… sei qui?

Non risposi. Giada si rannicchiò contro di me.

— Papà? — lo chiamò sottovoce.

La donna prese con calma un asciugamano dal gancio, come se stesse recitando una scena già vista.

— Quindi sei tu — disse con un sorriso gelido. — La famosa “difficoltà temporanea”.

Davide si passò le mani tra i capelli.

— Non è come sembra…

Provai una calma strana, quasi irreale.

— Dov’è Renata Vitali? — chiesi con voce ferma.

Abbassò lo sguardo.

— In un centro di riabilitazione. Ha avuto una ricaduta, ma ora sta meglio.

— Perché hai mentito?

— Io… non sapevo come dirtelo.

— E lei chi è? — indicai la donna.

— Vittoria Monti — rispose lei stessa. — Ci frequentiamo da un anno.

Un anno.

Non urlai. Non piansi. Presi Giada in braccio.

— Non sei andato da tua madre — dissi. — Sei venuto a vivere con lei.

Davide fece un passo verso di me.

— Elena, aspetta. È complicato. Mi sentivo perso. Tu sempre al lavoro, sempre stanca… ci siamo allontanati da tempo.

Sorrisi amaramente.

— E la soluzione sarebbe stata trovarti un’altra donna e sparire dalla vita di tua figlia senza una parola?

Vittoria incrociò le braccia.

— Aveva intenzione di dirtelo. Solo che non sapeva come.

— Certo — mormorai. — Un gesto davvero nobile.

Giada tremava contro il mio petto.

— Mamma… torniamo a casa — sussurrò, e in quelle parole capii che non c’era più nulla da aggiungere.

Continua l’articolo

Amore o Soldi