Rachele Pagano si accomodò di fronte a lui, incrociando le mani sul tavolo.
— Sai qual è la cosa più strana? — disse dopo un attimo. — Non provo rabbia. Davvero. Anzi, in un certo senso ti sono riconoscente.
Emanuele sollevò lo sguardo, spiazzato.
— Mi hai costretta a capire quanto sono più forte di quanto mi sia sempre raccontata.
— E adesso? — domandò lui, con cautela. — Che cosa pensi di fare?
— Vivere. Qui. In questa casa, che è anche mia. — Inspirò a fondo. — Forse finalmente mi dedicherò a ciò che ho sempre rimandato per paura. Avrò tempo per me, per una volta.
— E Giacomo? — azzardò Emanuele.
— Giacomo Lombardi ha ventun anni, non cinque. È adulto. Saprà giudicare da solo chi dei due genitori si è comportato con dignità.
Emanuele si alzò, iniziò a camminare avanti e indietro per la cucina.
— Rachele, magari possiamo trovare un accordo. Posso versarti una somma, una compensazione…
— Compensazione per cosa? — chiese lei, sinceramente sorpresa.
— Be’, per l’appartamento. Per tutti questi anni insieme.
Rachele inclinò appena la testa.
— Vuoi comprarti casa mia per portare qui la tua nuova compagna?
— Detto così suona brutale…
— E come dovrebbe suonare? — ribatté. — Mi stai offrendo dei soldi per farmi sparire, per diventare io quella senza un tetto?
Scoppiò a ridere, senza astio, con una leggerezza che non si sarebbe mai aspettata da sé.
— Sai che un tempo avrei accettato? Per pena. Avrei pensato: “Poverino, non lo ha fatto apposta, si è solo innamorato”. Me ne sarei andata da mia sorella, chiedendoti persino scusa per non essere stata abbastanza.
Si alzò e raggiunse la finestra.
— Ora invece è tutto chiaro: mi hai sempre considerata una sciocca comoda, una che avrebbe sopportato qualsiasi cosa. — Si voltò. — Ti sbagliavi.
— Quindi non te ne vai?
— No. Te ne vai tu. Oggi. Con le tue cose personali, nient’altro.
— E se mi rifiutassi?
Rachele lo fissò. Nei suoi occhi c’era la calma di chi ha finalmente preso misura della propria forza.
— Domani Camilla Santoro scoprirà che l’uomo di cui si fida non è affatto libero. E scoprirà anche quale brillante piano avevi per risolvere la questione della casa. Credi che le piacerà?
Emanuele rimase in silenzio.
— Hai un’ora — aggiunse lei. — Alle cinque arrivano le mie amiche. Preferirei evitare un pubblico.
Prese il nebulizzatore dal davanzale e iniziò a spruzzare acqua sulle piante. In casa calò un silenzio denso, rotto solo dal sibilo dell’acqua e dal lieve scricchiolio del parquet sotto i passi di lui che raccoglieva le sue cose.
Rachele sorrise alla sua violetta preferita.
La vita vera, quella autentica, stava appena cominciando.
