…si fece tesa. Tutto era limpido, almeno nelle sue intenzioni.
— Però l’appartamento… — riprese Emanuele, con voce meno sicura. — Ci abbiamo messo soldi entrambi. I lavori, l’arredamento…
Rachele sollevò finalmente gli occhi.
— I lavori? — ribatté piano. — Quelli che ha fatto mio padre, da solo, senza chiedere un euro? Con le sue mani.
Oppure intendi i mobili pagati con il mio stipendio, mentre tu eri impegnato a “trovare te stesso”?
— Io ho sempre lavorato — si difese lui.
— Sì, lavoravi. Solo che, in qualche modo, il tuo stipendio finiva sempre per coprire le tue spese. La casa, le bollette, la vita quotidiana… quelle erano affar mio. Ricordi come lo giustificavi?
“Un uomo deve avere dei soldi suoi, per sentirsi rispettato”.
Emanuele tacque, lo sguardo fisso sul tavolo.
— E ricordo anche quando dicevi di non sentirti pronto per dei figli — continuò lei. — Poi è nato Giacomo Lombardi, e all’improvviso la paternità ti metteva paura.
E adesso vai in giro raccontando quanto sei un padre presente e premuroso.
— Cosa c’entra questo adesso?
— C’entra eccome. Perché io so benissimo che la tua decisione non è nata ieri. Né la settimana scorsa.
Rachele posò il coltello, si girò completamente verso di lui.
— Dimmi una cosa, Emanuele: a Camilla Santoro l’appartamento piace? O avete già in mente di comprarne un altro?
Lui sbiancò.
— Camilla? Di cosa stai parlando?
— Della collega con cui messaggi da sei mesi. Otto anni più giovane, lavora con te, niente figli per ora, ma dice di volerli tanto.
Ho buona memoria, vero?
— Mi hai controllato?
— Non ce n’era bisogno. Hai fatto tutto da solo. Ricordi quella sera, tre settimane fa? Sei tornato a casa raggiante, elogiando una tua collega.
Brillante, piena di futuro.
E il giorno dopo, guarda caso, ti sei comprato una camicia nuova.
Rachele prese uno strofinaccio e si asciugò le mani.
— Hai iniziato a fare la doccia al mattino, quando prima la facevi la sera. Hai cambiato profumo. Ti sei iscritto in palestra, dopo dieci anni di nulla.
— Rachele…
— E ora il telefono non lo lasci mai, nemmeno in bagno. Prima lo abbandonavi ovunque.
E sorridi sempre, quando guardi lo schermo.
Lo smartwatch di Emanuele vibrò. Lui abbassò istintivamente il polso.
— Ti ha scritto Camilla? — chiese lei, con una calma quasi curiosa.
Emanuele si lasciò cadere su una sedia.
— Non era nei miei piani…
— Cosa, esattamente? Innamorarti o farti scoprire?
— È successo senza volerlo. All’inizio parlavamo solo al lavoro, poi…
— Poi hai deciso che fosse più semplice andarmene io — concluse Rachele. — Comodo: la casa resta a te, la reputazione è salva — la moglie se n’è andata da sola — e con Camilla puoi iniziare senza macchie, come se tutto fosse naturale.
