Con un mezzo sorriso che non arrivava agli occhi, e soprattutto di notte… — si interruppe, cercando le parole. — È di notte che faccio i conti. Spese su spese: medicinali, terapie, apparecchiature. Ho dovuto vendere il pianoforte di mia madre. Era stata lei a insegnarmi, anche se io non ho mai imparato davvero. Lui invece… lui riconosceva le melodie a orecchio fin da bambino. E io non me ne sono nemmeno accorta, capisce? Sempre a correre, sempre presa dal lavoro, rimandando tutto a un “più tardi”. Solo che adesso temo che quel “più tardi” non arrivi mai.
Tommaso Rinaldi sentì gli occhi bruciargli. Gli tornò alla mente una notte lontana: si era svegliato per la sete e aveva udito sua madre, convinta che dormisse, sussurrare al telefono: «Non so più cosa fare. Non sente nulla. Si sta chiudendo in se stesso. Ho paura di perderlo». All’epoca aveva afferrato solo l’inizio; il resto lo aveva completato la sua mente, aggiungendo silenziosamente: “a causa mia”.
— A volte penso — riprese Silvia Moretti — che sarebbe stato meglio se vivesse con suo padre. Lì ci sono più soldi, più opportunità. Però… — si portò una mano al petto — senza di lui, le mie mattine non avrebbero senso.
Vivo sospesa tra due paure: perderlo nel corpo, oppure perderlo nell’anima, se dovesse credere che resto solo per compassione.
Il medico rimase in silenzio per qualche istante, poi parlò con calma:
— Si sbaglia su un punto soltanto. Crede di pensare al posto suo. E forse anche lui immagina ciò che lei prova senza chiederlo. Provi, ogni tanto, a dire quello che sente davvero, non ciò che pensa di dover dire.
Tommaso serrò la mascella. Ogni sospiro di lei, ogni frase, gli staccava dal petto un frammento di quel macigno che portava dentro da anni. Scoprì che oltre il muro delle sue paure c’erano anche le sue, altrettanto pesanti.
Dopo pochi minuti il medico rientrò. Tommaso si asciugò in fretta gli occhi con la manica. L’uomo si sedette di fronte a lui e domandò piano:
— Allora, basta così?
— Sì — mormorò Tommaso — solo… faccia ancora un errore, per favore.
— Quale?
— Le dica la verità. Ma in modo che lei creda che io non senta ancora del tutto.
