«ME NE VADO» — disse Elena, chiudendo la porta alle sue spalle con voce ferma

Inaccettabile arroganza: risponde con una dignità inattesa
Storie

Secondo la ricetta speciale di sua nonna, quella che viene preparata in un solo laboratorio di Roma. E allora? Non conta nulla, vero, perché la tua preziosa sorellina pretende pure l’autista personale?

«Non fare scene. Disdiciamo la prenotazione e festeggiamo a casa, in famiglia.»

«In famiglia? Intendi con tua madre e Giada?»

«Certo. Sono loro la mia famiglia.»

«E io cosa sarei?»

«Anche tu, ovvio. Non essere gelosa.»

«Non è gelosia. Me ne vado.»

Elena Longo si chiuse nella camera da letto e tirò fuori una valigia.

«Che stai facendo? Elena, fermati!»

«Vado dai miei genitori, a Udine. Festeggia pure il compleanno con tua madre e tua sorella. Ne saranno felicissime.»

«Elena, BASTA! Rimetti giù quella valigia!»

«NO.»

Raccolse in fretta solo l’essenziale. Emanuele Lupi restò sulla soglia, incapace di credere a ciò che stava vedendo.

«Parli sul serio? Per una sciocchezza del genere?»

«Se per te quattro anni di umiliazioni sono una sciocchezza, allora sì, parlo seriamente.»

«E dove pensi di andare? Non hai nemmeno soldi a sufficienza!»

Elena si fermò, poi si voltò lentamente verso di lui.

«Ho un’azienda che mi garantisce un milione e mezzo di euro di utile netto al mese. Ho un appartamento di proprietà che affitto. Ho dei risparmi che non ho mai messo in comune, perché tua madre alludeva continuamente al fatto che io fossi interessata ai vostri soldi. Quindi non preoccuparti per me.»

Emanuele impallidì.

«Un milione e mezzo? Ma tu avevi detto che…»

«Avevo detto che l’attività andava bene. Tu non ti sei mai interessato ai dettagli. A te e a tua madre faceva comodo pensarmi come la poveraccia che “vende fiori”.»

Il telefono di Emanuele squillò. Sul display comparve: Mamma.

«Rispondi» disse Elena con voce stanca. «Non far aspettare ancora Beatrice Santoro.»

Emanuele accettò la chiamata quasi per riflesso, mettendo il vivavoce.

«EMANUELE! Quella bestia è già arrivata? Pretendo che si scusi SUBITO con Giada! E anche con me! Altrimenti buttala fuori di casa!»

«Mamma, ti richiamo dopo…»

«NON OSARE RIATTACCARE! Devi insegnare a quella linguacciuta qual è il suo posto! Devi farle capire chi comanda in questa casa! Non permetterò certi atteggiamenti nella MIA famiglia!»

Elena afferrò la valigia e si diresse verso l’ingresso.

«Elena, aspetta!»

«Dì pure a Beatrice Santoro» rispose, fermandosi sulla soglia con la porta aperta «che ce l’ha fatta. ME NE VADO.»

La porta si chiuse piano, ma per Emanuele il rumore fu assordante, come un tuono.

«Emanuele? EMANUELE! Mi stai ascoltando?!» strillava ancora la madre al telefono.

Lui riattaccò e si lasciò cadere sul divano.

Il giorno dopo — il suo compleanno — si trasformò in un incubo. Elena non rispondeva alle chiamate. Al ristorante “Marseille” lo accolse Serena Benedetti, che con tono distaccato gli comunicò che la festa era stata annullata su richiesta del festeggiato.

«Ma io non ho chiesto nulla…»

«Ieri sua madre ha contattato l’amministrazione dicendo che avreste festeggiato in famiglia. L’acconto verrà restituito sulla carta di Elena Longo.»

Gli invitati, contattati uno dopo l’altro da Elena, iniziarono a chiamarlo per fargli gli auguri e chiedere spiegazioni. Il più deluso fu Zeno Farina, l’amico d’infanzia che Elena aveva rintracciato sui social: era volato apposta da Trieste.

A casa lo aspettavano la madre e la sorella. Sul tavolo c’erano una torta del supermercato e dello spumante economico.

«Buon compleanno, tesoro! Vedi come ci prendiamo cura di te? Non come quella donna ingrata.»

«Mamma, ma cos’è questa roba?» chiese Emanuele indicando la torta miserabile.

«Cena di festa! L’ha scelta Giada. Vero, amore?» trillò Beatrice Santoro, con una dolcezza palesemente finta.

«Dov’è Elena?» domandò Giada guardandosi intorno.

«È andata dai suoi genitori. Per colpa vostra.»

«E ha fatto BENISSIMO!» esultò la madre. «Non ci serve una isterica in casa! Troverai una moglie migliore, di buona famiglia, con una dote.»

«Mamma, Elena viene da una buona famiglia. E ha un’azienda di successo.»

«Ah! I fiorellini! Sarebbe quella la grande impresa?»

«Il suo studio è tra i più richiesti di Roma. Ha contratti con hotel e ristoranti importanti. Ha curato perfino il matrimonio del vicesindaco.»

Beatrice Santoro strinse le labbra.

«Resta il fatto che ha un carattere insopportabile. Sempre con la puzza sotto il naso.»

Emanuele guardò prima la madre, poi la sorella. Come se le vedesse davvero per la prima volta: la meschinità, l’invidia, la cattiveria mascherata da affetto.

«Sapete che c’è? Andatevene. Voglio restare solo.»

«Ma tesoro! È il tuo compleanno!»

«ANDATE VIA.»

Madre e figlia uscirono offese.

Emanuele rimase solo nell’appartamento vuoto. Sul tavolino dell’ingresso c’erano dei biglietti aerei: li aveva comprati Elena, un viaggio in Italia come regalo. Ora gli sembravano una beffa crudele del destino.

Passò una settimana. Elena non tornò e continuò a non rispondere. Emanuele provò a contattarla tramite le sue amiche, ma ottenne solo risposte fredde: stava bene e chiedeva di non essere disturbata.

Anche al lavoro iniziarono i problemi. Emersero voci secondo cui alcuni clienti importanti si erano affidati all’azienda grazie alle raccomandazioni dei partner commerciali di Elena. Ora quei clienti iniziavano a dubitare dell’affidabilità della società: “Se non riesce a gestire nemmeno la propria famiglia, come possiamo affidargli contratti da milioni?”

Beatrice Santoro lo chiamava dieci volte al giorno, pretendendo che avviasse immediatamente le pratiche per il divorzio.

«Dobbiamo anticipare quella vipera! Sicuro che voglia portarti via metà dei beni!»

«Mamma, l’appartamento è intestato a entrambi. Lei ha diritto alla…»

Continua l’articolo

Amore o Soldi