Susanna Vitali capì in un istante che la partita era persa. Serrò le labbra, poi sbottò con disprezzo: tanto, un posto dove arrangiarsi l’avrebbero trovato. Non valeva certo la pena umiliarsi davanti a quella…
Con uno scatto rabbioso piombò in soggiorno e iniziò a infilare le sue icone nei sacchetti di plastica, ammassandole senza alcuna cura. Andava avanti e indietro per il corridoio come una furia, inveendo contro le pareti.
— Che questa casa ti resti vuota! — urlava con voce stridula. — Che ti si ritorca contro ogni metro quadrato! Rimarrai sola, capito? Sola e inutile! Chi ti vorrà mai senza un uomo? Egoista!
Renata Marchetti restava ferma sulla soglia della camera da letto, le braccia conserte, a osservare in silenzio quello sfacelo. Dentro, però, le faceva male. Un dolore feroce. Non stava crollando soltanto un matrimonio: si stava sgretolando la sua fiducia nelle persone. L’uomo che aveva amato si era rivelato inconsistente, pronto a calpestare la sua vita al primo cenno materno.
Eppure, sotto quella sofferenza, affiorava un’altra sensazione. Sollievo. Profondo, limpido. Come se avesse trascinato per anni un sacco di patate marce sulle spalle e, all’improvviso, lo avesse finalmente lasciato cadere.
— E l’anticipo? — domandò all’improvviso Claudio Pellegrini, fermandosi sull’uscio con la valigia in mano. Aveva un’aria misera, con la tuta lisa e lo sguardo sfuggente. — Mamma, l’anticipo l’abbiamo preso… trecentomila euro. Quelli vanno restituiti.
— Chiedili a lei! — ringhiò Susanna Vitali, indicando Renata. — È colpa sua se l’affare è saltato. Che paghi lei!
Claudio la guardò con un filo di speranza.
— Renata… dai, sul serio… ci mettiamo nei guai grossi. Puoi prestarci qualcosa? Anche solo centomila… so che hai dei risparmi. Facciamo una scrittura, te lo giuro.
Lei lo fissò come si guarda un estraneo.
— Le chiavi, — disse, tendendo la mano.
Claudio esitò.
— Le chiavi! — gridò Renata, così forte che i vetri della credenza tintinnarono.
Sobbalzò, frugò in tasca e lanciò il mazzo sul mobile all’ingresso.
— Te ne pentirai, — borbottò. — Ero il meglio che ti potesse capitare.
— Sei stato il mio errore più grande, — replicò lei senza alzare la voce. — E meno male che l’ho corretto adesso, non quando mi sarei ritrovata per strada.
Aprì la porta d’ingresso.
— Addio, parenti. E ricordatevelo bene: se ricevo anche solo una chiamata o un messaggio, vado dritta in procura a denunciare un tentativo di truffa.
Susanna Vitali uscì sul pianerottolo a testa alta, cercando dignità, ma le mani cariche di sacchetti le tremavano. Claudio la seguì trascinandosi, curvo, svuotato.
La porta si chiuse. Renata girò due volte la chiave. Clic. Clic.
Silenzio.
Appoggiò la fronte al legno freddo. Le lacrime, trattenute fino a quel momento, si liberarono tutte insieme. Scivolò a terra e pianse senza freni, singhiozzando per i tre anni buttati, per l’amore dato, per i sogni di un futuro sereno andati in frantumi.
All’improvviso il telefono vibrò nella tasca. Con le mani bagnate di lacrime lo tirò fuori. Un messaggio della banca: “Gentile cliente, la informiamo che oggi è stata effettuata una richiesta di consultazione della sua storia creditizia da parte di FastPrestito Srl”.
Renata spalancò gli occhi. Si asciugò il viso con la manica e aprì l’app del Portale dei Servizi digitali.
Nell’elenco delle ultime operazioni compariva: “Consenso alla verifica della storia creditizia”. Orario: 03:00.
Claudio. Mentre lei dormiva, non si era limitato a preparare le carte per la vendita. Aveva tentato di accendere un prestito a suo nome, per tappare i buchi in attesa che l’appartamento venisse “venduto”.
La rabbia tornò di colpo, asciugando ogni lacrima.
Renata si alzò, andò in cucina e si versò un bicchiere d’acqua. Le mani erano ferme.
Accese il portatile. Prima cosa: cambio di tutte le password — banche, servizi online, identità digitale. Subito dopo compilò una segnalazione alla polizia tramite il modulo elettronico. Infine prenotò la sostituzione delle serrature.
Guardò fuori dalla finestra. Pioveva, e l’acqua puliva l’asfalto dalla sporcizia.
— Andrà bene, — disse ad alta voce, rivolta all’appartamento vuoto. Al suo appartamento. — Lavorerò. Resisterò. Voi invece…
Immaginò Claudio alle prese con spiegazioni imbarazzate e Susanna Vitali che tremava davanti ai creditori.
— Avete avuto quello che meritavate.
Bevve un sorso d’acqua. Era fresca, buona. Pulita. Come la vita nuova che stava iniziando proprio in quell’istante. Senza parassiti. Senza menzogne. E senza suocera.
La sera avrebbe ordinato una pizza, con formaggio pregiato. E l’avrebbe mangiata da sola, assaporando ogni boccone della sua libertà.
