«Dove vuoi che vada?» — domanda Claudio con tono sprezzante mentre Renata lo ascolta nascosta in corridoio col cuore in gola

Un tradimento meschino che annienta la tua fiducia.
Storie

…con il potere di alienare beni immobili»?

Claudio Pellegrini sbiancò di colpo. Non si aspettava che lei stesse davvero leggendo ogni riga.

— Dove…? — balbettò, piegandosi in avanti con un gesto nervoso. — Ah, quello… È un modulo standard! Una formula tipica, niente di strano. Elenca tutte le possibilità così non bisogna rifare i documenti ogni volta. Serve, che so, per richiedere una visura catastale, un estratto, una certificazione. Sono solo formalità, Renata. Non fissarti su queste cose.

— Formalità? — Renata appoggiò lentamente la penna sul tavolo. — Vendere casa mia sarebbe una formalità?

— Ma chi ha parlato di vendere?! — la voce di Claudio si incrinò, salendo di tono. — Non ti fidi di me? Sono tuo marito! Lo faccio per noi! Ci serve la detrazione fiscale, qualche migliaio di euro in più non fa schifo a nessuno!

Sulla soglia della camera comparve Susanna Vitali. Aveva le braccia conserte sul petto prosperoso e fissava la nuora con uno sguardo cupo, pesante. La maschera della suocera premurosa era definitivamente caduta.

— Che scenata è questa, Renata? — tuonò. — Claudio corre tutto il giorno, raccoglie carte, si occupa di tutto, e tu fai storie? Firma e basta, smettila di innervosire tutti. Con le tue crisi mi fai salire la pressione.

— Le sale la pressione, Susanna Vitali? — Renata si alzò in piedi. La paura si era dissolta, sostituita da una rabbia fredda, tagliente. — Non si preoccupi. Adesso gliela faccio scendere io.

Si avvicinò all’armadio, lo aprì e prese una piccola scatola dove conservava i documenti dell’appartamento.

— Che stai facendo? — chiese Claudio, improvvisamente allarmato.

— Controllo, — rispose secca lei. — Dimmi, Claudio, sai cos’è l’articolo 640 del Codice Penale? Truffa, aggravata e commessa da più persone con accordo preventivo.

— Stai delirando, — sibilò la suocera, avanzando nella stanza. — Quale truffa? Siamo una famiglia! Volevamo solo fare la cosa giusta!

— Giusta per chi? — Renata si voltò di scatto, stringendo i fascicoli tra le mani. — Per i vostri creditori?

Nella stanza calò un silenzio denso, quasi solido. Susanna Vitali si coprì di chiazze rosse sul collo e sul viso. Claudio abbassò lo sguardo, rimpicciolendosi come uno scolaro colto in fallo.

— Tu… ci hai ascoltati? — mormorò lui.

— Ho sentito abbastanza, — scandì Renata. — Ho sentito parlare di caparra. Ho sentito dire che “tanto non posso scappare”. Ho sentito che il mio appartamento doveva servire a coprire i debiti di tua madre.

— Renata, ascoltami! — Claudio si precipitò verso di lei, tentando di abbracciarla. — Non è come pensi! Mamma è nei guai seri! L’hanno raggirata, ha investito in una cooperativa fantasma, i soldi sono spariti! Gli interessi crescono, i recupero crediti la minacciano! Noi volevamo solo vendere temporaneamente casa tua, saldare il debito e poi… poi avremmo acceso un mutuo! Tutti insieme! Una casa grande!

— Vendere temporaneamente casa mia? — Renata scoppiò a ridere, ma quella risata non aveva nulla di allegro. — Ti rendi conto di quello che dici? Volevi lasciarmi senza un tetto per salvare tua madre dalle conseguenze delle sue scelte? E a me, qualcuno ha chiesto il permesso?

— E che bisogno c’era di chiedertelo?! — urlò improvvisamente Susanna Vitali, perdendo ogni freno. — Sei giovane, lavori, ti rifarai! Io sono una donna anziana, per questi debiti mi possono ammazzare! Devi aiutare la famiglia! Sei entrata nel nostro sangue, quindi devi dividere gioie e dolori! E poi quell’appartamento ti è caduto addosso per eredità, regalato! Non te lo sei sudato! Si può anche sacrificare per i parenti!

Eccola, finalmente. La verità. L’invidia. Nera, viscida, avvelenata. Per loro, ciò che Renata aveva ereditato era solo un bottino “gratuito” di cui si sentivano legittimati a impossessarsi.

— Fuori, — disse Renata a bassa voce.

— Come, scusa? — Susanna Vitali rimase senza fiato.

— Fuori da casa mia. Tutti e due. Subito.

— Non ne hai il diritto! — strillò Claudio. — Io vivo qui! Questa è casa mia!

— Qui non c’è niente di tuo, — lo interruppe Renata. — Non sei nemmeno residente. Risulti ancora a casa di tua madre, in quell’appartamento che probabilmente avete già ipotecato o venduto, visto che ora puntavate al mio. Fate le valigie. Avete un’ora. Se tra sessanta minuti siete ancora qui, chiamo la polizia. E credimi, Claudio, ho la registrazione della vostra conversazione in cucina. Ho acceso il registratore appena ho sentito le prime parole.

Era una bugia. Non aveva registrato nulla. Ma il bluff funzionò alla perfezione. Claudio impallidì, terrorizzato.

— Hai registrato mia madre? — sussurrò sconvolto. — Sei… sei un mostro!

— Muoviti, imbecille! — gli urlò contro Susanna Vitali, perdendo definitivamente il controllo, mentre si dirigeva verso il soggiorno.

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Amore o Soldi