«È tornato» — sussurrano i familiari, gelati davanti alla riga trovata nel kit di soccorso

Una scoperta straziante che scuote ogni coscienza.
Storie

La famiglia, intanto, si stava preparando ad affrontare spiegazioni per le quali non era affatto certa di essere pronta. Tuttavia la montagna sembrava opporre resistenza, come se non avesse alcuna intenzione di collaborare.

La fenditura individuata era poco più larga di mezzo metro: una ferita verticale che si insinuava nella roccia, scendendo in profondità e arrampicandosi verso l’alto, invisibile oltre un certo punto. Alcuni membri della squadra ipotizzarono che Emanuele Santoro avesse tentato di calarsi proprio lì vicino, forse alla ricerca di un riparo o di una scorciatoia, finendo per intrappolare sé stesso e Vittoria Grassi in modo irreversibile.

Eppure Giorgio Barbieri colse subito dettagli che non tornavano. Lo zaino presentava segni minimi di usura, incompatibili con una caduta accidentale. Inoltre, sulla cartina era tracciato a matita un segno recente, del tutto assente nelle copie analizzate durante l’inchiesta del 2020. Barbieri scosse il capo, parlando a mezza voce.
«Non quadra», borbottò. «Se Emanuele ha aggiunto questo riferimento dopo essersi perso… per quale motivo l’avrebbe fatto?»

La riapertura del caso si trasformò rapidamente in un dedalo di ipotesi contrastanti. La mattina seguente, mentre la squadra si calava più a fondo nella spaccatura, emerse un elemento destinato a ribaltare l’intera ricostruzione.

All’alba i soccorritori iniziarono la discesa. La fessura sembrava inghiottire corde e fasci di luce, rendendo ogni movimento più lento e innaturale. A circa otto metri dal punto d’ingresso venne individuato un brandello di stoffa rossa: apparteneva alla giacca di Emanuele, ma non appariva strappato da una caduta. Il tessuto era lacerato in modo netto, come se fosse stato lasciato lì di proposito.
«Stava segnando il percorso», osservò Barbieri. «Voleva farsi trovare.»

Tre metri più sotto comparve un’altra incongruenza: un contenitore metallico per alimenti, con una data di scadenza fissata a due anni dopo la loro scomparsa.
«È possibile che qualcuno sia rimasto qui dentro?» sussurrò un tecnico.
«Oppure qualcuno li ha trovati», replicò Barbieri, «e ha scelto di non parlare.»

Poco oltre, la spaccatura si allargava in una cavità irregolare. Sotto uno strato di polvere si distinguevano i resti di un accampamento di fortuna: una coperta termica, una lattina vuota, spezzoni di corda e, in un angolo umido, un altro taccuino. Molte pagine erano ormai illeggibili, ma alcune parole resistevano ancora, interrotte a metà, come se il tempo avesse deciso di lasciarle sospese in attesa di essere comprese.

Continua l’articolo

Amore o Soldi