«È tornato» — sussurrano i familiari, gelati davanti alla riga trovata nel kit di soccorso

Una scoperta straziante che scuote ogni coscienza.
Storie

Cinque anni dopo la scomparsa di Emanuele Santoro e di sua figlia Vittoria Grassi, che allora aveva nove anni, le montagne sembravano averli inghiottiti per sempre, custodendo il loro segreto tra le creste silenziose.

Nel 2020 la vicenda aveva occupato le prime pagine di ogni giornale: quella che doveva essere una breve passeggiata senza rischi sui Pirenei francesi si era trasformata, all’improvviso, in un’assenza totale di notizie. Col passare dei mesi non emerse nulla: nessun avvistamento, nessun indizio, nessuna traccia concreta. Così, quasi senza clamore, le autorità decisero di sospendere le ricerche ufficiali.

I familiari continuarono ad aggrapparsi a una speranza fragile, alimentata dall’idea che forse — solo forse — Emanuele avesse scelto di ricominciare altrove, lontano da tutto e da tutti. Altri, invece, sussurravano una spiegazione più plausibile e terribile: una caduta invisibile, da qualche spigolo irraggiungibile del massiccio montuoso.

Per anni non accadde assolutamente nulla.

Fino a quando, alla fine di agosto, una coppia catalana stava esplorando un sentiero poco battuto nei pressi della Breccia di Rolando e notò qualcosa che rompeva la monotonia della roccia grigia. L’uomo si chinò, puntò la torcia del telefono in una fessura stretta e rimase immobile.

«…È uno zaino», mormorò, sfiorandolo appena.

La compagna soffiò via la polvere da un’etichetta scolorita. Nel momento in cui lesse il nome, sentirono entrambi un nodo chiudersi allo stomaco.

— Emanuele Santoro.

La scoperta scatenò una reazione immediata. Le immagini furono inviate alla gendarmeria e, nel giro di poche ore, un elicottero depositò sul posto una squadra specializzata di soccorso. Il capitano Giorgio Barbieri, che cinque anni prima aveva partecipato alle ricerche di Emanuele e Vittoria, aprì lo zaino indossando dei guanti.

All’interno c’erano una borraccia ammaccata, resti di cibo, una cartina stropicciata… e qualcosa che gli gelò il sangue: il quaderno blu di Vittoria, riconosciuto in tutta la Repubblica Italiana durante l’indagine originale.

La tempesta mediatica riesplose. I giornalisti si riversarono lungo le strade di accesso. La famiglia, avvertita poche ore dopo, si preparò ad affrontare risposte che non sapeva nemmeno se desiderasse davvero ascoltare, mentre le montagne restavano mute, pronte a rivelare solo una parte della verità.

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