«Non scambierò proprio nulla! Questa casa è mia, punto e basta!» — disse Marta secca, fissando Enrico dritto negli occhi

Vergognosa pretesa, coraggiosa difesa della dignità
Storie

Enrico sollevò finalmente lo sguardo. Prima cercò gli occhi della madre, poi quelli della moglie, come se sperasse che qualcuno decidesse al posto suo.

— A dirla tutta… non mi sembra un’idea così assurda — mormorò, con voce bassa, quasi cauta.

Marta Medici rimase immobile, come se il tempo si fosse fermato di colpo. Per un istante pensò di aver capito male, di aver interpretato quelle parole in modo sbagliato.

— Stai scherzando? — domandò, incredula.

— No, non scherzo affatto. Camilla ha davvero bisogno di una mano. Potremmo scambiare l’appartamento: ci basterebbe qualcosa di più piccolo. In questo modo aiuteremmo mia sorella e non perderemmo un tetto sopra la testa.

— Più piccolo? — Marta sentì un brivido correrle lungo le braccia, le mani iniziarono a tremarle. — Ti rendi conto di quello che stai dicendo?

— Certo che sì. Non sarebbe la fine del mondo. Succede, a volte, di cambiare casa.

— Succede? — la voce di Marta si alzò di colpo. — Questa è casa mia, Enrico! Me l’hanno lasciata i miei genitori. Qui sono cresciuta!

— Marta, per favore, abbassa la voce. Possiamo parlarne con calma.

— Cosa c’è da discutere? — ribatté lei, stringendo i pugni. — Vuoi che rinunci alla mia casa per fare un favore a tua sorella?

— Non rinunciare, ma scambiare. Anche tu avresti un appartamento.

— Ma non questo! Non questo posto!

Silvia Coppola intervenne senza esitazione, con un tono che voleva essere rassicurante ma risultò solo irritante.

— Tesoro, non agitarti così. Abbiamo solo proposto una soluzione ragionevole. Tu avresti comunque una casa, Camilla pure. Tutti contenti.

— No, non tutti! — scoppiò Marta. — Io perderei il mio focolare!

— È solo un appartamento — minimizzò la suocera, con un gesto della mano. — Quello che conta davvero è la famiglia. La famiglia deve restare unita.

Marta sentì il sangue ribollirle nelle vene. Le guance le bruciavano, le mani erano serrate così forte che le nocche sbiancarono.

— Non scambierò proprio nulla! Questa casa è mia, punto e basta!

Le parole uscirono secche, taglienti. Marta fissò Enrico dritto negli occhi, senza abbassare lo sguardo. Lui trasalì, come colpito da uno schiaffo invisibile. Silvia Coppola sospirò rumorosamente.

— Allora siamo a questo punto — disse scuotendo il capo. — Sei egoista. Pensi solo a te stessa.

— Sto difendendo ciò che mi appartiene.

— Per te i muri contano più delle persone?! — esplose la donna, alzandosi in piedi. — Noi parliamo di famiglia e tu pensi solo ai beni materiali! Sei ingrata, Marta. Enrico ti ama, si prende cura di te, e tu non sei nemmeno capace di aiutare sua sorella!

— Non è mio dovere sacrificare la mia casa!

— Invece sì che lo è! Sei sua moglie! Devi sostenere tuo marito in tutto!

Enrico si alzò di scatto, tentando di mettersi in mezzo.

— Mamma, calmati. Marta, ti prego, non urliamo.

— Non urlare? — si voltò lei verso di lui. — Tu stai decidendo della mia casa e io dovrei stare zitta?

— Non sto decidendo, sto proponendo. È diverso.

— Per me è la stessa cosa! Non voglio perdere questa casa!

— Non la perdi, ne avrai un’altra.

— Non voglio un’altra casa! Voglio vivere qui!

Silvia Coppola si portò una mano alla fronte.

— Santo cielo, quanto sei testarda! Non pensi alla famiglia, pensi solo a te!

— Penso a me perché nessun altro lo fa!

La discussione degenerò rapidamente. Silvia accusava Marta di essere ingrata, egoista, di distruggere la famiglia. Enrico cercava di calmare la madre, mentre allo stesso tempo tentava di convincere la moglie che una soluzione pacifica fosse possibile. Marta restava ferma al centro del soggiorno, con una certezza che le pesava nel petto: non c’era più una via d’uscita.

— Questa casa è mia — disse con voce ferma. — I miei genitori hanno lavorato per averla e me l’hanno lasciata. Non la darò a nessuno.

— Ti sto solo chiedendo di aiutare mia sorella, e tu fai muro! — le rimproverò Enrico.

— Vuoi risolvere i problemi della tua famiglia a mie spese!

— A nostre spese! Siamo una famiglia anche noi!

— Essere una famiglia non significa dover rinunciare alla propria casa!

Silvia Coppola fece un passo avanti e puntò il dito contro Marta.

— Sei una pessima moglie. Una vera moglie sostiene sempre il marito, aiuta la sua famiglia. Tu invece pensi solo a te stessa!

— Silvia Coppola, la prego, se ne vada — disse Marta, a bassa voce ma con decisione.

— Come, scusa?

— La prego di uscire da casa mia. Subito.

Il volto della suocera si fece paonazzo.

— Mi stai cacciando?

— Sì. Questa è casa mia e non permetterò che qui si urli contro di me.

— Enrico! — si rivolse al figlio. — Hai sentito come mi parla?

Enrico Caruso rimase lì, impacciato, stretto tra sua madre e sua moglie, incapace di muoversi o di scegliere da che parte stare.

Continua l’articolo

Amore o Soldi