«Non sono un bancomat» — disse Chiara con voce piatta, il freddo delle parole che gelò la cucina

Una decisione dolorosa, finalmente giusta e liberatoria
Storie

Le “attenzioni” di Letizia continuarono sotto forma di frasi buttate lì con apparente leggerezza, ma cariche di sottintesi.

— Con questo subappaltatore vai cauta — le disse un pomeriggio, appoggiandosi allo stipite della porta. — È uno che ama essere lusingato, se lo contraddici di petto rischi che si metta di traverso.

— Questo cliente, invece, io lo lascerei stare — aggiunse un’altra volta. — Aveva un grande rispetto per Leone Costa. Con te non ha ancora maturato fiducia.

Oppure ancora, con quel tono mellifluo che stava imparando a riconoscere:

— Questa newsletter io la riscriverei da capo… ma se preferisci lasciarla così, fai pure. Tanto prima o poi torneremo sulla mia versione.

Dire che a Chiara Martini venisse voglia di imprecare sarebbe stato un eufemismo.

Ma resistette.

Per il momento.

Una sera, quando in ufficio erano rimaste solo loro due e le luci al neon ronzavano lievemente, Letizia le rivolse una domanda del tutto inattesa:

— Senti, è vero che la promozione te l’hanno proposta dopo un colloquio a quattr’occhi con Gabriele D’Angelo?

Chiara sollevò lo sguardo dal portatile.

— E tu come lo sapresti?

— Mah… voci. Si sente dire qualcosa.

— Il pettegolezzo è l’attività preferita di chi non dispone di fatti — replicò fredda, tornando ai documenti.

— Scusami, era solo una curiosità — rispose Letizia, fingendo innocenza. — È solo che fa strano abbiano scelto proprio te. I candidati non mancavano.

— Eppure hanno scelto me — disse Chiara con calma. — Evidentemente un motivo c’era.

Letizia accennò un sorriso sottile.

— Forse. Però sai com’è… qui dentro non sempre contano solo i numeri. A volte conta la simpatia.

Chiara chiuse il computer con un gesto secco.

— Letizia, se hai qualcosa da dire, dilla apertamente.

— Ma figurati — fece lei allargando le mani. — Sto solo riflettendo ad alta voce. Non prendertela.

Chiara non rispose.

Fu in quel momento che comprese davvero una cosa: lo scontro che aveva vissuto a casa e quello che stava affrontando in ufficio erano la stessa battaglia, solo con volti diversi.

Nel fine settimana la chiamò sua madre. La sua, non quella della famiglia di suo marito.

— Tesoro, dove sei sparita? — la voce era calda, familiare. — Ti cerco da giorni e non rispondi mai.

— Sto lavorando tanto, mamma — spiegò Chiara. — Ho un nuovo incarico, le responsabilità sono aumentate.

— Almeno non ti annoi — rise lei. — L’importante è che tu non ti consumi. E soprattutto non ascoltare chi ti dice che non sei all’altezza.

Chiara ascoltava e sentiva gli occhi bruciare.

Quante volte aveva desiderato che qualcuno le dicesse semplicemente: “Credo in te”.

Da Diego Rinaldi non l’aveva mai sentito. Da sua madre sì. E, sorprendentemente, bastava.

Dopo la telefonata si sedette sul divano e rimase immobile, con lo sguardo perso.

Nella testa si affollavano lavoro, volti, decisioni, e quell’idea ostinata di quanto tutto possa crollare in fretta quando la fiducia viene meno.

E di quanto sia faticoso ricostruire, se non hai nessuno accanto.

Il primo vero scontro esplose durante la riunione del lunedì.

Letizia la interruppe a metà presentazione:

— Chiara, scusami, ma non hai considerato che il budget pubblicitario del quarto trimestre è già stato allocato. Se cambiamo canale ora, andiamo fuori spesa.

— L’ho considerato — rispose Chiara senza alzare la voce. — Il budget era stato calcolato male. Io l’ho rielaborato sulla base dei dati reali.

— E chi l’ha approvato? — incalzò Letizia, con un tono tagliente.

— Io.

— Senza confrontarti con il reparto?

— Un responsabile ha il diritto di prendere decisioni — disse Chiara con fermezza. — Se ci sono obiezioni, ne parliamo a fine riunione.

Nella sala calò il silenzio.

L’amministratore delegato accennò un sorriso appena percettibile. Quasi nessuno lo notò, ma Chiara sì.

Dopo l’incontro, vicino agli ascensori, Letizia le si avvicinò:

— Vuoi dimostrare quanto sei determinata? Attenta, così ti fai dei nemici.

— Che ci provino — rispose Chiara, fissandola negli occhi. — Sono abituata.

Quella sera le arrivò un nuovo messaggio di Diego.

Diego: “Chiara, vediamoci. Ho capito tutto. Non voglio che finisca così tra noi.”

Rimase a lungo senza rispondere. Poi scrisse:

Chiara: “Vedremo. Adesso non è il momento.”

La risposta arrivò quasi subito.

Diego: “Sei cambiata. Sei diventata fredda.”

Rilesse quelle parole e pensò che forse sì, era cambiata. Ma non nel modo che lui intendeva. Non era diventata fredda: aveva imparato a essere lucida.

La settimana volò via. A fine mese il reparto ottenne risultati eccellenti: nuovi clienti, fatturato in crescita, richieste in aumento. Gabriele D’Angelo si complimentò davanti a tutti:

— Ottimo lavoro. In particolare Chiara: si vede che tiene le redini ben salde.

Lei ringraziò, ma il sorriso era tirato. Aveva già capito che il successo è una lama a doppio taglio. Dopo le lodi, gli sguardi dei colleghi cambiarono.

C’era chi si congratulava sinceramente.

E chi lo faceva con un mezzo sorriso ironico.

Quella sera, quando l’ufficio si svuotò, Chiara restò sola. Silenzio assoluto, interrotto solo dai rumori della strada e dalla luce del monitor.

Aprì i messaggi e scrisse a sua madre:

Chiara: “Mamma, ce la sto facendo. Ma è dura.”

Madre: “Se è dura, vuol dire che stai andando nella direzione giusta.”

Sorrise.

E capì che, dopo tanto tempo, quella parola — “dura” — non le faceva più paura.

Il giorno dopo, però, tutto cambiò all’improvviso.

Appena entrata in ufficio, Letizia le porse una cartellina.

— Qui ci sono i documenti del subappaltatore. Serve la tua firma.

— Fammi controllare.

Chiara sfogliò le pagine e se ne accorse subito: i conti non tornavano. Nel contratto precedente l’importo era più basso. Qui c’erano quarantamila euro in più.

— Cos’è questa differenza?

— Nuovo listino — rispose Letizia con calma. — Hanno aumentato i prezzi.

— Per quale motivo?

— Inflazione, aumenti generali… lo sai.

Chiara alzò lo sguardo.

— Li chiamo io.

— Come preferisci — fece Letizia, stringendosi nelle spalle. — Solo, non stupirti se poi dovrai chiedere scusa.

Entro un quarto d’ora Chiara parlò direttamente con l’azienda.

E scoprì che non esisteva alcun nuovo listino.

Chiuse la chiamata e rimase seduta qualche secondo, in silenzio. Poi si alzò e mormorò:

— Bene. Adesso inizia davvero.

Quella sera tornò a casa ancora più tardi del solito. Sul tavolo, una tazza di tè freddo. Sul telefono, un altro messaggio di Diego:

“Mi manchi. Voglio parlarti. So di aver sbagliato.”

Non rispose. Spense semplicemente il telefono.

Il lunedì mattina si aprì con una riunione che avrebbe cambiato il corso delle cose.

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